Bellomo, parla l’ex studentessa: «Dovevo perdere 5 chili e fare le punturine» Foto

Perché ha scelto di seguire il corso del consigliere Bellomo?
«Perché da varie statistiche risultava quello con il maggior numero di studenti diventati poi magistrati».

Ha fatto richiesta per diventare borsista?
«No, pagai i 2318 euro previsti per l’iscrizione annuale».

Poi però riuscì a ottenere la borsa.
«Dopo le prime lezioni di ottobre, era previsto che ogni studente svolgesse un compito, valutato personalmente dal consigliere. Quando mi arrivò la correzione, il mio tema valeva undici e mezzo, abbastanza poco. Nonostante questo, dopo pochi giorni, mi arrivò una mail dalla segreteria della società Diritto e Scienza nella quale risultavo tra le candidate per la borsa di studio».

Cosa accadde al colloquio?
«Bellomo aveva individuato sette candidate, poi rimanemmo in tre. E fu in quel momento che per la prima volta vidi tutto quello che prevedeva il contratto da borsista. Sul sito web infatti c’era il regolamento con diritti e doveri, ma mancava la parte in cui veniva affrontato il codice di condotta e il dress code femminile. Ci diede 15 minuti per esaminare il contratto e poi scelse me, dandomi appuntamento al giorno dopo per la firma».

Cosa prevedevano il codice di condotta e il dress code?
«Clausole assurde come la numero 2 che imponeva di “mantenere una posizione di distacco rispetto ai comuni allievi” o la numero 3 che ordinava addirittura di non poter “mantenere o avviare relazioni intime con soggetti con un quoziente intellettivo più basso di 80/100”. Mi sembrò eccessivo in particolare per l’obbligo di minigonna per gli “eventi mondani”, ma decisi di affrontare comunque il colloquio il giorno dopo. Ero fiduciosa perché avevo a che fare con un magistrato, un Consigliere di Stato, non uno qualunque.

Durante il colloquio cosa successe?
«Mi chiese subito della mia vita privata: quanti fidanzati avevo avuto e cosa facevano. E poi disse che se decidevo di accettare, avrei dovuto perdere cinque chili entro marzo. Poi mi guardò in viso e mi disse: “Hai le borse sotto gli occhi, con un paio di punturine risolviamo la situazione”».

E poi?
«Subito dopo provò a baciarmi. In un attimo mi sfiorò le labbra e io lo evitai. Rimasi pietrificata. Andai subito via lasciandolo lì, nella hall dell’albergo».

Dopo cosa successe?
«Di lì in poi cominciò a contattarmi con sms e chiamate, proponendomi di seguire il suo corso il weekend successivo a Milano. Accettai perché non potevo credere che un magistrato potesse comportarsi in quel modo, ma quando mi parlò delle prove che dovevo affrontare per l’addestramento speciale, cambiai subito idea e decisi di non partire».

Di che prove parla?
«Erano previste alcune prove speciali come andare in Ferrari con lui ad alta velocità oppure passeggiare in una via di locali e scegliere il migliore. Mi sembrarono delle cose assurde e decisi che era il caso di restare a Roma».

Come la prese?
«Male. Arrivò persino a dirmi che così sarei rimasta nella mia vita mediocre».

Perché ha deciso di parlare solo ora?
«Ho il sogno di diventare magistrato da quando avevo otto anni. Mettermi contro un Consigliere di Stato avrebbe potuto precludere per sempre il mio futuro. Quando ho visto però la denuncia del padre della ragazza, ho pensato che non poteva rimanere una voce isolata. Non siamo noi che dobbiamo vergognarci di quello che è successo».

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