Le bolle finanziarie della Rete ideologia del nostro tempo

Il mondo non ha del tutto metabolizzato la crisi del 2007-2008 e già si avvicina un nuovo cataclisma che, a fronte di enormi guadagni per pochi speculatori, coinvolgerà le vite di miliardi di cittadini comuni. L’inghippo si chiama «criptovaluta».
Mauro Chiostri

Cari lettori, Ho ricevuto molte lettere in difesa del bitcoin. In rete è nata una discussione, leggo di giornalisti che si battono in difesa del nuovo vitello d’oro: la moneta della rete. Del resto la rete è la nuova ideologia, se non la nuova religione. Tutto quello che viene dalla rete è buono e giusto, o almeno smart e cool. Leggo sintetizzata sul sito «Anteprima» di Giorgio Dell’Arti la storia di Federico Pecoraro, 33 anni, di Bordighera, laureando in Scienze motorie, che nel 2013 decise di comprare bitcoin («centinaia», sorride) e di farne un’impresa, Robocoin. Veri bancomat per acquistare o vendere criptovalute: «Il primo mi è costato 18 mila euro, mia mamma mi ha dato del pazzo. Nessuno dei miei amici ha accettato di investire, oggi dicono che non ho fatto abbastanza per convincerli».

Ora capitalizza 300 miliardi, +1000%. Chi è? Un imprenditore? Ma no, gli imprenditori danno lavoro a migliaia di persone, e infatti vengono spesso additati come sfruttatori e affamatori del popolo, la burocrazia salta loro addosso e si fa trainare come soma sul groppone, il Fisco li attende al varco. Il bitcoin esclude simili problemi. Oggi i soldi si fanno con altri soldi, meglio se elettronici. Nel meraviglioso mondo del bitcoin si diventa ricchi senza bisogno di lavoro e lavoratori. È una bolla destinata come tutte le bolle a sgonfiarsi? Poco male, tra poco se ne gonfierà un’altra. Va bene, applaudiamo, esultiamo; però così perdiamo il diritto di lamentarci se i nostri figli il lavoro non lo trovano e a volte neppure lo cercano

Ho vissuto un matrimonio assopito da secoli, ma c’era stato un tempo in cui credevo nell’amore più che in ogni altra cosa. La voglia di amare mi è tornata in un lampo, proprio quando mi sembrava un ricordo debolissimo, e mi sono sentita ancora, di nuovo, semplicemente viva: all’improvviso il sogno si è rivelato realtà. Il primo incontro è stato frutto del caso, ma io ho sentito subito un’attrazione naturale per te e al primo appuntamento il mio cuore ha letto nel tuo sensibilità, dolcezza dei sentimenti, disponibilità per gli altri, apertura verso l’amore. Quella sera, il nostro non è stato un semplice bacio, ma una somma di baci a non finire. Ne avevo perso il sapore e anche tu ne avevi un gran bisogno; perciò non ci bastavano mai. Avevo tenuto in serbo per te dolci parole mai pronunciate prima: tesoro, gioia del mio cuore, ragione della mia vita. L’amore, quello rincorso un’intera vita, può arrivare anche alle soglie dei 70 anni, quando meno ce lo aspettiamo. Impossibile raccontare un vissuto che non c’è stato, ma la fuga d’amore che ci siamo regalati è indimenticabile. L’atmosfera che si respira a Parigi non si respira in nessun’altra città del mondo, e lì noi abbiamo vissuto l’amore vero. Mi hai scritto frasi che solo l’amore può dettare, e io mi aggrappo a quelle, nei momenti di sconforto perché devo stare giorni e giorni senza vederti. Il destino ci ha fatti incontrare; speriamo di potere un giorno vivere alla luce del sole il sentimento che ora teniamo ben protetto nei nostri cuori.
Maristella

  • Gino Stellato Fabrizio Vinci
  • Fosca Montibelli, oscamonica@gmail.com;
  • Giovanni Mello
  • Tutte le lettere

Vi proponiamo di mettere in comune esperienze e riflessioni. Condividere uno spazio in cui discutere senza che sia necessario alzare la voce per essere ascoltati. Continuare ad approfondire le grandi questioni del nostro tempo, e contaminarle con la vita. Raccontare come la storia e la cronaca incidano sulla nostra quotidianità. Ditelo al Corriere.

Pubblichiamo la lettera con cui un giovane o un lavoratore già formato presenta le proprie competenze: le lingue straniere, l’innovazione tecnologica, il gusto del lavoro ben fatto, i mestieri d’arte; parlare cinese, inventare un’app, possedere una tecnica, suonare o aggiustare il violino

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Diamo spazio a un’azienda, di qualsiasi campo, che fatica a trovare personale: interpreti, start-upper, saldatori, liutai. 

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Chiediamo di raccontare un’ingiustizia subita: un caso di malasanità, un problema in banca; ma anche un ristorante in cui si è mangiato male, o un ufficio pubblico in cui si è stati trattati peggio. Sarà garantito ovviamente il diritto di replica

Segnala il caso

Chiediamo di raccontarci una storia d’amore, o di mandare attraverso il Corriere una lettera alla persona che amate. Non la posta del cuore; una finestra aperta sulla vita. 

Racconta la storia

Vi proponiamo di fissare la memoria di una persona che per voi è stata fondamentale. Una figlia potrà raccontare un padre, un marito la moglie, un allievo il maestro. Ogni sabato scegliamo così il profilo di un italiano che ci ha lasciati. Ma li leggiamo tutti, e tutti ci arricchiranno. 

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Ospitiamo il racconto di un lettore. Una storia vera o di fantasia. 

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