Le sorelle Cammalleri nonnine d’Europa: 218 anni in due

Santa Lucia

Gran festa alla vigilia di Santa Lucia per il compleanno della «piccola», che «la grande» sembra coccolare come faceva quando, già maestra ad Agrigento, se la portava dietro. «Io insegnavo e Fifì si prodigava ai fornelli…», evoca Dedè. L’udito fa capricci, ma è sorprendente la lucidità dei ricordi che per Dedè cominciano col primo incarico di maestra a Verdura, una frazione di Sciacca, un’ora d’auto da Canicattì. Convinse il padre, agricoltore, a lasciarla andare da sola. D’altronde aveva già vissuto per il liceo in una pensione di Agrigento: «Quella della signora Lillina che centellinava le candele per la sera, ma io le rubavo e leggevo fino a notte. Tanto gentile e tanto onesta pare la donna mia quand’ella altrui saluta…». E via di seguito, da Dante a Leopardi: «Sempre caro mi fu quest’ermo colle, e questa siepe…».

Il giorno più brutto

Con il nipote, Aldo il professore, che riesce a interromperla a fatica chiedendole di ricordare il giorno più bello della sua vita. «C’è prima quello più brutto. Il giorno in cui uccisero Rosario Livatino…». Abitava a due passi da loro il giudice-ragazzino ucciso nel 1993. «Un amico di famiglia», sussurra Fifì. E Dedè: «Lo ricordo quando Roberto, il neurologo, si laureò in Medicina e Rosario si presentò qui con una borsa di cuoio da medico. Il suo regalo…».

Il ricordo più bello

E il ricordo più bello? «Tutti straordinari i giorni trascorsi con i miei alunni. Tanti scrivono ancora. Maria Antonietta Gallina, diventata controllore sui treni, scrisse di me “Insegnava ad essere”». E si commuove ancora Dedè. Con ripresa immediata quando si ritrova a dovere rispondere alla domanda d’obbligo. «Fidanzati? Tanti pretendenti. Sembrava un contagio. Dicevano che ero affascinante. Desiderata, sì. Ma preferivo essere madre degli alunni più che sposa di un solo maschio».

«Stilista» della sorella

E Fifì? «Io facevo la stilista per Dedè. Lei usciva ogni giorno con un tailleur diverso. Cuciti sempre dalle mie mani». Nessun rimpianto. Nemmeno per Dedè in pensione dal 1970: «Cominciò una nuova vita. Presi la patente di guida. Poi sono diventata presidente della San Vincenzo e con Fifì abbiamo lavorato per fare beneficenza. La scuola resta nel mio cuore, come dissi alla ministra…». E tira fuori la registrazione della diretta tv con la promessa della medaglia. Nessun rimprovero, solo una battuta: «Dopo una certa età forse la memoria traballa anche per i ministri». Ma non per le «signorine» di Canicattì.

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