I 50 miliarditutti da spendere

I cristiano-democratici di Merkel e i cristiano-sociali del bavarese Horst Seehofer hanno concesso questo impegno al leader della Spd Martin Schulz per un motivo preciso: possono farlo. Neanche 46 miliardi di nuove spese e qualche sgravio fiscale violano il «freno al debito» iscritto nella Legge fondamentale. I partiti contano di preservare comunque il pareggio di bilancio. Gli accumuli di surplus con Wolfgang Schäuble alle Finanze, più 290 miliardi di risparmi sugli interessi dal 2008 grazie alle fughe di capitali dalle periferie d’Europa verso il Bund, e grazie anche ai tassi zero della Banca centrale europea, concedono spazio alla Germania di oggi. Persino Die Welt, implacabile critico della Bce, riconosce che al presidente della Bce Mario Draghi i contribuenti tedeschi devono un grazie.

Berlino viaggia con un surplus annuale da circa 3,7 miliardi, al quale va aggiunta una riserva non spesa da 7 per i rifugiati. Il pareggio resiste anche smettendo di tirare la cinghia per la prima volta in quasi dieci anni. Una politica di bilancio espansiva non crea deficit pubblico. Ma il dettaglio che può far riflettere in Italia è il modo, più che l’ammontare, in cui il denaro sarà speso: la politica guarda al futuro e cerca di facilitare la vita dei genitori con redditi bassi e bambini piccoli. Incoraggia la procreazione, finanzia le fondamenta dell’istruzione e aumenta i budget della ricerca al 3,5% del prodotto lordo.

La Germania del resto è segnata da una strana anomalia: prima nel mondo a esaurire anzitempo il baby boom, già dal 1972 registra centinaia di migliaia di decessi in più rispetto alle nascite ogni anno. Anche con tre milioni di nuovi immigrati netti dal 2012, la popolazione è destinata a calare entro vent’anni. Subito prima della Grande crisi persino l’Italia aveva superato la Germania nel numero di nati per donna (solo di recente è avvenuto il controsorpasso). Ma i politici dimostrano di aver colto questa priorità: ogni famiglia con due figli avrà sgravi e sussidi per 1.200 euro l’anno, e le più povere di più. Si investono due miliardi per il diritto al tempo pieno dal nido alla scuola elementare. Se ne destinano dodici nei programmi di sostegno all’infanzia e all’integrazione dei giovani nel mondo del lavoro. Per l’edilizia sociale, altri quattro. Se preparare il futuro così è austerità, magari ne servirebbe un po’ anche in Italia.

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