Serena Williams, vita da mamma: «Ti senti triste e ti chiedi perché»

La delusione e il senso di colpa

E così nella sua recente intervista a Vogue, dove compare in copertina avvolta da un fiammante vestito rosso e la bambina in braccio, luminosa almeno quanto il solitario che porta all’anulare sinistro, Mrs Ohanian (ha sposato Alexis, cofondatore di Reddit il 16 novembre) ha raccontato quello che nessuno ti dice mai prima di diventare mamma. Davanti a un brodo simil-radioattivo (è la descrizione dell’intervistatore Rob Haskell), preparato con zenzero e curcuma dopo aver letto su Internet che favorisce la produzione del latte materno, la Super Tennista ha ammesso tutta la delusione, la rabbia, la tristezza e infine il senso di colpa che arrivano in sequenza come incursori scelti quando una neonata non smette di piangere.

Le emozioni «folli»

Una confessione che forse non ha sorpreso i suoi dieci milioni e mezzo di follower su Twitter e i 7,4 milioni su Instagram, ai quali si era già rivolta nelle scorse settimane per chiedere consigli su come aiutare l’inconsolabile Olympia (Junior per papà) alle prese con i primi dentini. Agli stessi aveva confidato di commuoversi al solo pensiero di quando avrebbe smesso di allattare. Su Vogue, però, Serena è stata ancora più onesta. «Ti senti triste e ti chiedi perché: hai una figlia bellissima. Le emozioni che provi sono folli».

Il parto cesareo e le complicazioni

C’è poi il racconto del parto, un cesareo d’urgenza senza complicazioni per la bimba, con il papà che ha tagliato il cordone ombelicale. La mamma, esausta e felice quando le hanno messo la creatura sul petto, deve interrompere l’assunzione di anticoagulanti. Ma per lei, da sempre a rischio di embolia polmonare, cominciano i problemi. Respira male, esce dalla stanza per non far preoccupare sua madre Oracene lì con lei, e chiede alla prima infermiera che incontra una Tac con contrasto e una iniezione di eparina. L’infermiera pensa che sia un po’ stordita dai farmaci e non le dà molta retta, ma Serena non molla e parla con un medico, che si limita a fare un’ecografia alle gambe. «Mi servono Tac ed eparina!», insiste. E aveva ragione. Quello che con ironia chiama il primo di sei giorni di dramma non è che il primo capitolo di una storia più lunga che la costringe al letto di casa per sei settimane.
Ora ha disertato gli Australian Open, deludendo molti. Ma nel frattempo c’era la vita. E la vita non può attendere.

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