Veneto, il maestro di sci contro i genitori:  «Tutti allenatori,  ti seguono in pista»

Rispetto

Ai genitori chiede di rispettare il proprio ruolo, che «basta e avanza», senza pretendere di essere maestri o allenatori. Il problema non riguarda solo lo sci, ma molte discipline sportive. «C’è una differenza enorme, nel nostro mestiere, rispetto a quello che succedeva solo 10 anni fa — si sfoga Schenal —. Vedo genitori e ragazzini molto più apprensivi e soprattutto che non si divertono più e non vivono lo sport nel modo in cui andrebbe vissuto». Questo implica contestazioni, processi «da bar», maestri che non possono più fare in pace il loro mestiere. «Tutti vorrebbero che i propri figli fossero subito dei campioni — continua — non si accetta il verdetto del campo. Ma purtroppo di campioni se ne vedono sempre meno, anche per questo motivo. Quando i ragazzini arrivano a 16-17 anni abbandonano, perché sono stanchi di tutta questa pressione. Manca la pazienza di lasciare lavorare il tecnico e di lasciar crescere un ragazzo in serenità, raccogliendo i frutti in maniera graduale, senza voler la mela matura subito». E fa degli esempi: «I genitori vengono a dirti che non hai il giusto approccio con il ragazzo, che non riesci a comunicare, che sei troppo duro o troppo morbido. Insomma ti contestano. E i ragazzi si adeguano: se c’è qualche problema tendono a cercarsi un alibi e la colpa è dell’allenatore». Ci sono mamme che dicono: «Io non le ho mandato mio figlio perché diventi maestro di sci» e pretendono che sia subito un campione.

«Era una famiglia»

Tra i genitori poi c’è chi accusa: «Tu fai preferenze, hai dedicato più tempo a tizio piuttosto che a caio». «Mio figlio non va bene perché ha fatto poco allenamento» e anche una gara della domenica diventa un Campionato del Mondo. «E lo dicono un po’ tutti i miei colleghi». Una volta, invece, secondo Schenal c’era una maggiore affezione verso il proprio sci club: «Era una famiglia che ti aiutava nella crescita, non cambiavi sempre casacca. Questi cambi sono destabilizzanti e non ti aiutano». Ogni tanto volano anche insulti e parolacce. «Non sempre è così per fortuna — tiene a precisare —. Ci sono genitori bravissimi che hanno il piacere di far sciare i propri figli. Ma certi comportamenti vanno a discapito dei ragazzi, che ne soffrono. Tutti ti dicono quello che devi fare, tendono a seguirti mentre fai lezione, a stare in pista, a vedere cosa fai. C’è la tendenza a condizionare il lavoro dell’allenatore. Invece dovrebbero incoraggiare le scelte fatte da professionisti». E c’è un’ulteriore aggravante: «Oggi si tende anche a far perdere giorni di scuola ai ragazzi per allenarsi, cosa che anni fa non succedeva. I più agguerriti sono i papà, ma anche le mamme non scherzano. Gli allievi sono quasi sempre figli di professionisti benestanti, i valligiani scarseggiano rispetto al passato, visto che lo sci è molto costoso. Con l’investimento economico — conclude Schenal — aumentano anche le pretese. Ma l’investimento viene fatto sulla persona, sulla sua vita, non sul risultato, e non tutti lo capiscono».

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