Il talento di Beatrice

Ne ha fatta di strada dalla natia Copertino (Lecce), figlia di due pianisti: «Vedevo mamma insegnare ai bambini e papà suonare in casa; io ho iniziato a due anni, con lui duettavo sulle colonne sonore dei cartoni Disney; la musica mi è sempre sembrata un elemento così naturale che solo dopo vari anni ho capito che trovarsela in casa non è per nulla scontato». Per questo usa Twitter o Facebook, incontra i giovani e li invita alle prove: «Per avvicinarli alla musica e far capire loro quanto è bella». Suonando le Goldberg più di cinquanta volte in tutto il mondo («All’inizio alcuni teatri erano scettici perché ero troppo giovane e mi chiedevano repertori romantici, dopo l’incisione mi hanno chiamato per dirmi se potevo farle») ha capito un’altra cosa: «Ogni tanto mi interrogo sull’utilità del mio lavoro di concertista. Dopo un concerto è arrivata una ragazza in lacrime: quel giorno le era morto il padre (e già mi sembrava incredibile che fosse venuta al concerto) ringraziandomi per la consolazione che le avevo procurato: lì ho capito che tutti abbiamo bisogno di una bellezza vera».

Da Copertino al mondo, con i concorsi di Montreal a 18 anni e Van Cliburn, il più selettivo al mondo, a 20: «Servono consapevolezza e leggerezza: non mi beo dei teatri in agenda o del curriculum che si allunga, non sono cambiata, appena posso torno in famiglia, magari per suonare con mia sorella (Ludovica, violoncellista, ndr); ho trascorso tutte le feste a casa: in nessun albergo al mondo trovo qualcosa che uguagli i sapori della mia Puglia, l’olio e il vino dello zio, le verdure e le ricette di mamma. E lo ho trascorse anche preparando la nuova tournée». In Germania è appena partita la lunga tournée internazionale che mercoledì farà tappa a Milano, ospite della Società dei Concerti («Antonio Mormone, il fondatore della Società, era stato il primo a credere in me, quando ancora non avevo vinto nulla»). Nelle prossime settimane sarà in Spagna e a Parigi, al Concertgebouw di Amsterdam, a Helsinki, Lisbona e Abu Dhabi, portando il suo cognome così particolare: «Ho avuto come maestro Benedetto Lupo: la Rana e il Lupo, sembra una favola di Esopo». Altro svantaggio: «Adoro vestirmi di verde, ma in Italia tutti riderebbero nel vedere sul palco una Rana verde». Non sempre va bene neppure all’estero, comunque: «Di solito non sanno che cosa significhi rana, ma in Giappone mi chiamano Lana-san, mi sembra di essere un detersivo».

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