Malta, la via breve dei paperoni russi per la cittadinanza Ue

MOSCA – In tre anni oltre 700 russi hanno aderito al programma di Malta che prevede la concessione della cittadinanza in cambio d’investimenti. Tra loro, ha rivelato “Rbk”, vi sono anche molti uomini d’affari presenti nella lista dei milionari di Forbes come il fondatore di Yandex Arkadij Volozh, il coproprietario di O1 Properties Boris Mints, il presidente del gruppo Ict Aleksandr Nesis e il coproprietario del Beluga Group Aleksandr Mechetin. Il cosiddetto Programma Investitore Individuale (Iip) introdotto a Malta nel 2013 consente di fatto di comprare la cittadinanza del Paese membro dell’Unione europea per poco più di un milione di euro. Sono richiesti un contributo di 650mila euro a un fondo statale di sviluppo nazionale, l’acquisto di obbligazioni maltesi per 150mila euro e il possesso di immobili del valore di almeno 350mila euro. La cittadinanza viene estesa anche a coniugi o figli per un contributo da 25mila a 50mila euro ciascuno.
 
Il Parlamento europeo ha condannato più volte il programma perché la cittadinanza europea “non dovrebbe essere venduta a nessun prezzo”. Un’interrogazione scritta è stata presentata anche da Lara Comi, europarlamentare di Forza Italia. Ma il governo della Valletta non arretra. Solo nel 2016 ha guadagnato 163,5 milioni di euro dalla vendita di passaporti maltesi che oltre a consentire di viaggiare senza visto in oltre 160 Paesi, permettono di vivere, lavorare e fare affari in qualsiasi Paese membro dell’Unione europea.
 
Nella lista di nuovi cittadini del 2016 pubblicata questo mese dalla gazzetta ufficiale maltese, accanto a uno sceicco saudita e un banchiere azero, compaiono decine di russi. Il più ricco acquirente è Arkadij Volozh, il fondatore di Yandex, il principale motore di ricerca in Russia, che ha “acquistato” la cittadinanza maltese anche per tutta la sua famiglia. Volozh, hanno spiegato i suoi legali, “viaggia molto per lavoro e possedere un passaporto europeo gli permette di muoversi senza visto”, ma “resta un cittadino russo e soddisfa tutti i requisiti previsti dalla legislazione della Russia”.
 

La verità è che le sanzioni occidentali imposte alla Russia dopo le tensioni con l’Ucraina allarmano gli imprenditori russi. In particolare ora che il ministero del Tesoro statunitense ha tempo fino a febbraio per individuare “oligarchi vicini a Putin” da sanzionare. Finora le rassicurazioni e le lusinghe di Mosca sono servite a poco. Nel 2014, nel pieno della crisi con l’Ucraina, il governo offrì un’amnistia sul rimpatrio dei capitali portati all’estero dopo il crollo dell’Urss, ma furono in pochi ad aderire.

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