Nessuno a Parigi crede in EmeryI grandi in fila per prendergli il posto

Se è vero che gli allenatori sono tutti uomini soli, specie quando le cose vanno male, Unai Emery del Psg lo è di più. Perché un conto è non soddisfare le richieste del datore di lavoro, dinamica in fondo abituale a ogni latitudine professionale, un altro è non riuscirci dopo che il tuo ricchissimo principale — nel caso specifico la Qatar Sports Investments, holding della famiglia reale Al Thani — giusto l’estate scorsa, ti ha comprato 400 milioni di giocatori in cambio di un patto chiaro: la Champions League. Vero che siamo solo a gennaio e che all’ottavo col Real Madrid manca un mese preciso, e anche che nel frattempo la leadership in Ligue1 è assicurata dai punti di vantaggio sul Monaco, ma l’impressione diffusa è che l’inquietudine interiore di Unai — il suo sito web personale del quale andava fierissimo non viene aggiornato da ottobre — cresca di giorno in giorno con la medesima velocità con cui s’allunga la lista dei suoi eventuali successori. Che in ordine di percentuali probabilistiche al momento sono José Mourinho, Antonio Conte e Max Allegri, davanti a un elenco di outsider che include Luis Enrique, Diego Simeone e André Villas-Boas, il prediletto del ds parigino Antero Henrique che però in caso di flop potrebbe lasciare il posto allo specialista italiano dell’Atletico Madrid, Andrea Berta. Concorrenza fitta, già, ma Parigi val bene una ressa.

Dopo l’iniziale apertura di credito ora i quotidiani di riferimento sono su posizioni estremamente critiche (Le Parisien: «Non è né l’uomo di grinta né colui che seduce per le scelte tattiche che vogliono farci credere, anzi, è tutto il contrario») e da qualche settimana tratteggiano le alternative. Secondo L’Équipe «non ha presa sui giocatori e ha difficoltà a trovare le risposte in partite importanti dimostrando i suoi limiti», limiti che non ha Allegri, «molto apprezzato a Parigi», ha aggiunto il giornale sportivo.

Lo juventino avrebbe il profilo ideale per gestire con sicurezza lo spogliatoio ma ha un contratto fino al 2020, ragion per cui gli emiri monitorano allo stesso tempo le lamentele di Mou & Conte la cui indegna zuffa mediatica viene infatti da molti ricondotta allo scenario parigino. Piegatisi allo strapotere del City di Guardiola che rischia di sequestrare la Premier a lungo, entrambi sono candidati serissimi. Mentre il portoghese smentisce, anche se ormai tutti sanno che fra lui e l’ambiente United qualcosa s’è irrimediabilmente rotto, l’italiano che ieri col Leicester s’è inchiodato sul terzo 0-0 di fila ha fatto anche una mezza ammissione, «ho ancora un anno di contratto col Chelsea, ma tutto può succedere». Anche che al suo posto a Londra arrivi Allegri. Comunque vada al buon Unai, non sarà un’estate di panche statiche.

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