Se oggi l’attrice denuncia sarà più facile per la cassiera

Non credo che una palpeggiata in autobus da uno sconosciuto sia considerato corteggiamento, che invece nasce da sguardi che si incrociano, non da una mano sul sedere.
Olimpia Buttiglione

Cari lettori, Il documento di cinque intellettuali francesi, sottoscritto tra le altre firmatarie da Catherine Deneuve, è stato l’argomento più commentato della settimana. Favorevoli e contrari più o meno si equivalgono; in linea di massima i favorevoli sono soprattutto uomini, mentre le donne tendono a essere contrarie; ci sono però molte eccezioni. Tra i vari spunti, ce n’è uno su cui mi vorrei soffermare. Tanti tra voi hanno fatto notare che il vero problema non sono le attrici di Hollywood e Cinecittà, che al più perdono la parte in uno spettacolo; sono le cassiere, le impiegate, le operaie, insomma le donne normali, che rischiano il lavoro e per questo esitano a denunciare il direttore, il capufficio, il caporeparto che le ricatta, le molesta, minaccia di licenziarle. Non c’è dubbio che sia così.

Ma se un’attrice famosa trova il coraggio di denunciare l’uomo che l’ha molestata e ricattata, sarà più facile anche per la cassiera, l’impiegata, l’operaia denunciare il suo persecutore. Siamo seri: nessuna donna è mai andata dai carabinieri a causa di un corteggiatore. Esiste una legge, scritta da Giulia Bongiorno, che non punisce i corteggiatori e neppure gli importuni difesi dalla Deneuve, ma i persecutori. Si chiama stalking, è diventato un reato, denunciarlo a volte significa salvare la propria vita. Gli eccessi del politicamente corretto sono fastidiosi e controproducenti. Dietro ogni storia d’amore, è stato detto, c’è una molestia giudicata non invasiva anzi gradita. Penso invece che un conto sia l’avance (per dirla nella lingua della Deneuve), un altro conto sia la molestia. La prima può essere accettata o respinta; la seconda è sempre inaccettabile.

Sono la moglie di un ufficiale di Marina. Ho assistito alla seconda puntata della fiction «Romanzo famigliare». Sono rimasta disgustata dal modo in cui si è voluto descrivere e rappresentare il mondo a cui appartengo da più di 40 anni: quello delle mogli di ufficiali di Marina. Non saremo forse tutte eroiche e forti compagne di Eroi, come una certa immagine stereotipata a volte ci vorrebbe rappresentare, ma siamo comunque donne che affrontano difficoltà, e si dividono tra le esigenze di gestione di una vita familiare complicata dalle frequenti assenze di un marito «marinaio», e un naturale desiderio di realizzazione anche personale. Siamo diverse da quelle oche pettegole e stupide, interessate unicamente a vestiti e parrucchieri, e che si emozionano solo perché stanno mangiando in piatti Limoges. Le signore che intervengono alla cena organizzata a casa di Emma rappresentano l’esempio più deprimente e avvilente di un certo tipo di donna, vuota e priva di interessi. Ma il momento clou è stato quando si sono tutte ritrovate a sollevare il piatto in cui stavano mangiando, per avere conferma che proprio di un Limoges si trattasse. Da cui la meraviglia, e forse un po’ anche l’invidia per la giovane e ricca padrona di casa.
Luisa Gallo

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