Jovanotti, tra pop e fumetti, parte da Milano la tournée del cantautore

La scenografia è dominata da 13 lampadari di cristallo dal diametro di 3 metri e 70. «Ho sempre bisogno di un’immagine per partire. Volevo che il concerto fosse una festa. E in un salone da feste non manca mai un lampadario tipo quello della Scala o quelli delle ballroom americane».

Il concerto parte con doppia batteria e percussioni che dettano il ritmo spinto dei 130 bpm di Ti porto via con me, quindi Le canzoni e Penso positivo. Sul megaschermo i video si alternano alle riprese live. Con un trucco. Non sono sempre quelle dello show. E lo si nota quando qua e là, mischiato ai fan, appare Jova o quando i gesti dei musicisti sono fuori sincrono.

Il gruppo sta sul palco, Lorenzo è più spesso su un secondo palco della stessa larghezza. «Ho una band in stato di grazia. A loro ho detto “fate la musica al meglio che allo show ci penso io”. Devono stare concentrati: passano dal country al pop rock all’hip hop, da Dolly Parton ai Prodigy», spiega Lorenzo. La sorpresa sono i fiati: trombone, sax e tromba sono protagonisti musicali della scaletta che riesce nella sfida di infilare 8 pezzi del nuovo album senza rendere pesante il racconto.

Mi fido di te, Sbagliato, Baciami ancora, Chiaro di lunasono la parentesi acustica. E qui Lorenzo infila un discorso sul razzismo: «Uno dei motori dell’evoluzione, diceva Darwin, è quando succedono cose giuste nel momento sbagliato o viceversa. Il razzismo è la cosa sbagliata nel momento sbagliato. Se faccio musica è perché sono cresciuto dentro un mondo aperto». Aggiungerà poi alla festa post-serata: «Forse è un pensiero banale, ma a volte le banalità sono necessarie».

Svolta improvvisa: Fame è una scossa elettronica, il secondo palco si alza, ruota e deposita Jova su una struttura con consolle da dove parte un dj set con, tra le altre, Tempo, Muoviti e Tanto(3). La parte finale è una corsa fra rock ed elettronica (L’estate addosso, Safari, Tensione evolutiva, Sabato, Il più grande spettacolo dopo il Big Bang, Ciao mamma) con i brani che si danno la mano senza interruzione in un’atmosfera piena di colori. Lui salta, scalcia come un kickboxer, suda, resta in canotta ed è l’unico a poterlo far senza risultare tamarro. L’ultimo bis è Viva la libertà. «È la parola che sta da sempre al centro dei miei pensieri».

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