Egizio, ora si mobilita la comunità araba: “Sabato tutti all’Egizio”

Il tunisino Haj Sassi: "Solidali con il direttore"

di CARLOTTA ROCCI

La mobilitazione è partita. Il mondo arabo torinese serra le fila in difesa del direttore del museo Egizio Christian Greco e promette che sabato pomeriggio saranno centinaia i visitatori di lingua araba nelle sale di via Accademia delle Scienze. L’appello è stato lanciato ieri dalle pagine di Repubblica da Amir Younes, rappresentante della comunità egiziana di Torino e direttore della scuola araba. «Porteremo i ragazzi della scuola, con gli insegnanti e i genitori per dimostrare la nostra solidarietà al museo e al direttore attaccato dai politici del Centrodestra". L’idea è piaciuta e ora sono in molti a condividerla. "Noi ci saremo e saremo numerosi – dice Faouzi Haj Sassi, referente della comunità tunisina sotto la Mole – E’ giusto esserci perché l’idea del museo Egizio era incoraggiare una parte della popolazione torinese a visitare la collezione del museo. Non si può strumentalizzare la cultura, non si può farne materia per la campagna elettorale”. Greco è un uomo di cultura e ha voluto rendere fruibile una collezione che per il mondo arabo rappresenta uno studio delle origini". Haj Sassi promette di esserci sabato insieme alla figlia in fila tra i turisti. "Porterò l’invito in moschea, nel sermone di venerdì, perché l’adesione sia la più grande possibile». Haj Sassi condivide la posizione del ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini che ha accostato i fatti di Macerata e la polemica sul museo Egizio e ha detto: "Sono fatti diversi ma utilizzati con la stessa spregiudicatezza. Si spinge la gente a fare l'equazione immigrato uguale criminale". Haj Sassi commenta: "E’ il terrorismo che odia la cultura".

Mentre l’invito di sabato corre veloce tra le comunità arabe sotto la Mole, in molti hanno espresso la loro solidarietà a Greco, non solo a Torino. "Se vogliono la vera integrazione Salvini e Meloni firmino il nostro manifesto #UnitineiColori invece che proseguire con le strumentalizzazioni da politicanti», ha detto Foad Aodi, presidente delle Comunità del mondo arabo in Italia e dell'Associazione medici di origine straniera in Italia- E’ a rischio la collaborazione – conclude il presidente di Co-mai – con i nostri paesi di origine che amano e rispettano l'Italia per la sua civiltà, democrazia, liberà, cultura".

«In campagna elettorale ogni commento diventa inutile e di solito parlano gli ignoranti e i politicizzati», commenta Younis Tawfik, lo scrittore di origine irachena che vive a Torino e che ha fondato il centro culturale italo-arabo Dar Al Hikma. "Queste strumentalizzazioni fomentano reazioni anche molto pericolose – dice – il museo Egizio e il suo direttore hanno cercato di offrire un contatto diretto al mondo arabo con la cultura delle proprie origini. Non è la prima volta che succede, io stesso ho portato dei ragazzi arabi al Mao quando venne fatta una promozione simile. Non scoppiò nessuna polemica allora». E conclude: «Sono solidale fino al midollo con il museo".

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