Spaccio, sbandati & sesso a Colle Oppio, specchio nero di Roma

Il degrado umano

Poco più in là all’interno del parco c’è un viavai frenetico: verso le Terme di Traiano sono prevalentemente nordafricani, dalla parte della Domus Aurea ci sono i giovani africani che stazionano in attesa. Due di loro sembrano sorvegliare gli ingressi, «Sono spacciatori – racconta una residente -, li vediamo dalle finestre. Avvertiamo la polizia, ma pare non possano fare nulla se non li vedono con i propri occhi» Due vasche, un tempo fontane, poco lontano dal chiosco che vende gelati conservano poca acqua putrida; là vicino sulle panchine marmoree uomini di varia nazionalità dormono. C’è un pattume antico tutt’intorno e asciugamani abbandonati, come se qualcuno si lavasse in quell’acqua nauseabonda. Il degrado è invadente, pare imbattibile: gli angoli del parco sono usati da questi uomini senza fortuna per urinare. Non cercano neanche più di appartarsi.

La disperazione dei residenti

«Siamo senza speranza – denuncia Anna Foschi, 28 anni, architetto -. Vivo in zona, vengo qui a passeggiare con il cane il pomeriggio. Ma poi fuggo a casa, è un luogo bellissimo, ma mi fa paura, si prova un senso profondo di disagio per l’immondizia e per la scarsa sensazione di sicurezza. Questi uomini li temo, ma mi fanno anche compassione». Due gatti, uno grigio e l’altro nero, saltano nei cancelli che proteggono la Domus Aurea attraendo l’attenzione di due bimbi tedeschi che cercano (inutilmente) di gettare due lattine nei cesti per l’immondizia traboccanti fino a terra. «Neanche il parco giochi si salva dal degrado e dalla sporcizia – racconta la mamma di Anita, 8 anni -. Noi genitori siamo qui a sorvegliare durante le ore di gioco, ma poi la mattina e la notte accade di tutto». I giochi dei bimbi sono accanto alle terme che l’imperatore Traiano costruì sperando di oscurare il gioiello di Nerone: mentre i piccoli giocano tre uomini dormono a terra sui cartoni, accanto ad avanzi di vita e di quotidianità. «Non è colpa mia – racconta Michael,28 anni, nigeriano – Sono qui, ma non è colpa mia».

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