La felicità record del Grande Nord Il World Happiness Report 2018

Speranza di vita, libertà, generosità, sostegno sociale e assenza di corruzione sono le variabili chiave che, abbinate al Pil, costruiscono la classifica mondiale. Su alcune posizioni non ci si stupisce. In testa la Finlandia, dove i primati tecnologici fanno il paio con quelli ambientali; l’educazione alla libertà, che inzia con il diritto di camminare nella natura, con l’equità sociale e di genere, come il mese di congedo parentale. La piccola nazione, che quest’anno celebra il centenario dell’indipendenza dai sovietici, ha superato Norvegia, Danimarca, Islanda, seguite da Svizzera, Paesi Bassi, Canada, Nuova Zelanda, Svezia e Australia. Era al quinto lo scorso anno. «I primi cinque Paesi hanno valori elevati per i sei indicatori di felicità e si sono alternati al primo posto in classifica sin dal 2012», spiega John Helliwell, del Canadian Institute for Advanced Research, che con Richard Layard, del Centro di LSE for Economic Performance, e il professor Sachs, realizzano il rapporto partendo dall’analisi Gallup International 2015-2017. «La Finlandia è anche in cima alla classifica della felicità degli immigrati».

L’Italia, che ha un indice di accettazione dei migranti vicino alla media mondiale, nonostante sia sulle rotte, è al 47esimo posto (39esimo per felicità degli immigrati), sotto la Tailandia . Era al 28esimo nel 2012 e in seguito alla crisi nel 2015 era scesa al 50esimo. «Il punteggio italiano è in salita e dal momento che le valutazioni della vita media annuale sono aumentate ci si aspetta che continui a riprendere posizioni». Sulle aspettativa di vita si basa anche il parametro statistico utilizzato per rendere i dati confrontabili, la distopia. In pratica siamo poco felici perché non ci aspetta una vita più lunga di quanto calcolato, ed è lo stesso motivo per il quale il Giappone (che ha l’aspettativa di vita più lunga del mondo) è ancora più dietro noi, al 54esimo posto. Se però guardiamo i sei indici chiave, troviamo gli Stati Uniti al 18° posto, sceso di quattro punti rispetto allo scorso anno. E stupisce incontrare un Paese in guerra come Israele, che conta però di supporto sociale e generosità, all’11esimo posto. O trovare la Cina, dalla forte economia e una limitata libertà di pensiero, all’86esimo. Il report sulla migrazione interna cinese, a cui è dedicato un capitolo di approfondimento, rileva che spesso chi arriva nelle grandi metropoli è meno felice di chi è rimasto in campagna.

Da sfogliare anche gli altri i focus che accompagnano le classifiche. Quelli sui Paesi dell’America Latina attribuiscono al valore delle relazioni familiari i punteggi superiori alla media (il Costa Rica per esempio è 13esimo). «La mescolanza di popolazioni etniche nei secoli, all’inizio non pacifica, ha creato un’armonia interpersonale che molte altre regioni stanno ancora cercando di raggiungere», commenta Andrea Illy, forte dell’esperienza con le comunità del caffè. «Due terzi del nostro prodotto viene acquistato direttamente dai coltivatori. I nostri rapporti con loro sono nati quaranta anni fa e si basano su un rispetto reciproco che ha creato redditi più sostenibili e società più forti. Più recenti sono l’Università el caffé e,dopo la pace raggiunta nel 2016 in Colombia, il programma di addestramento rivolto ex combattenti della guerriglia in regioni dove stanno fiorendo le piante. Mi piace pensare che la felicità stia germogliando con loro». Mentre i focus sulle popolazioni immigrate, cinque capitoli su sette, mostrano che la loro felicità dipende dalla qualità di vita dei loro nuovi Paesi ed è coerente con il grado di felicità delle popolazioni locali. E che gli stati con migranti più felici non sono i più ricchi ma quelli con una serie più equilibrata di supporti sociali.

… verso il Tempo delle Donne

Felicità sociale e felicità individuale sono aspetti dell’emancipazione dei paesi e delle persone. D’un canto è strategia collettiva e contagiosa. «Un buon governo in un Paese favorisce il buon governo altrove, attraverso imitazione e diffusione delle migliori pratiche” sostiene Jeffrey Sachs, . Dall’altro, è percorso individuale che somma eventi della vita e dei valori in cui crediamo con affetti, emozioni, desideri e passioni come racconta la ricerca del Corriere presentata sabato scorso. Visioni che non si escludono, destinate a integrarsi nei sistemi e nelle reti globali verso i quali ci stiamo avviando. Le reti corte a cui eravamo abituati, la famiglia, gli amici, il lavoro, si allargano in relazioni e connessioni sociali smisurate ma anche dense di opportunità. Coglierle e condividerle fanno parte di quelle soddisfazioni umane che chiamiamo autorealizzazione o espressioni di una popolazione. Le tante sfaccettature, individuali e sociali, sono i temi che stiamo affrontando attraverso l’inchiesta «La felicità. Adesso», prologo alla tre giorni del Tempo delle Donne che si svolgerà in settembre. illy, che è tra i partner del Tempo delle Donne, ci accompagnerà anche nei mesi che ci avvicinano a settembre con incontri di approfondimenti e affondi sulle tematiche che nascono dalle nostre storie, dagli studi economici, dalle filosofie.

L’ eudemonia, intesa come virtù & armonia, il benessere, l’altruismo e la prospettiva del futuro sono i sinonimi antichi e contemporanei di felicità, ingredienti che guideranno le sfide per mantenere la centralità e i dialoghi tra gli uomini e le donne. Il Tempo delle Donne 2018 è già iniziato.

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