Un regalo ai malati che non parlano La voce di DiCaprio per un giorno

Raccontare la propria storia

«La voce è parte fondamentale dell’identità di ognuno di noi e perderla compromette profondamente il benessere psicologico della persona – spiega Alberto Fontana, presidente del Centro Clinico NeMO -. Per questa ragione ringrazio di cuore Pino Insegno: il suo impegno e quello di tutti i doppiatori che parteciperanno al progetto è una risposta importante al messaggio che abbiamo lanciato con la campagna #unaparolapernemo. Grazie ai doppiatori, le persone costrette dalla malattia a utilizzare un comunicatore elettronico potranno contare sulla voce di professionisti, capaci di farci emozionare tante volte da spettatori. Speriamo siano tante le persone che seguano il loro esempio, così da completare il prima possibile il vocabolario delle parole». «Ho sempre amato prestare la mia voce per raccontare grandi storie attraverso i corpi di altri attori – aggiunge Pino Insegno, attore e doppiatore -. Grazie al progetto del centro clinico NeMO, potrò regalare la mia voce a chi l’ha persa a causa della malattia, per dargli la possibilità di tornare a comunicare con le persone care e, in fondo, a raccontare nuovamente una storia: la propria».

Dai saluti alle parolacce

“Ciao”, “buona giornata”, “ti voglio bene”, “speranza”, “mamma” ma anche “calcio”, “rigore”, “gol”, “allitterazione”, “camaleonte” e “gazpacho”: le parole che gli italiani in questi mesi hanno voluto donare al Centro NeMO sono le più diverse, da quelle più intime e affettuose a quelle legate alle proprie passioni, a iniziare dalla “fede” calcistica. E c’è anche chi ha registrato qualche parolaccia, come “vaffa…”: perché anche quello fa parte della quotidianità dei malati, come capita a tutti. La categoria di vocaboli più nutrita è quella che raccoglie le espressioni di saluto e le esclamazioni (36,7%), seguita dalle parole legate a sentimenti ed emozioni (26,9%), da quelle di uso comune e dai nomi propri (19,7%), a quelle che esprimono bisogni affettivi e concreti (abbracciami, ho fame, ho sete: 10%), fino a quelle legate al cibo e alla tavola e dai verbi di uso più frequente. È ancora possibile contribuire a questo progetto di raccolta delle voci, scaricando l’app NeMO-MY VOICE e registrando una semplice parola, che verrà inviata dall’app in un vocabolario posto nel cloud: un archivio della voce che supporterà tutte le attività del Centro NeMO legate alla messa a punto del progetto “Banca della Voce”.

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