Roma, nel centro  dei ragazzi cacciati  dalle famiglie: «Siamo qui perché gay»

L’indirizzo di Refuge Lgbt, alla periferia di Roma

, è segreto perché i ragazzi vanno protetti. In alcuni casi ci sono vertenze aperte con la famiglia per il mantenimento, in altri i genitori vorrebbero riportarli a casa ma per tenerli segregati. Alla vigilia della Giornata internazionale contro l’omofobia, che si celebra il 17 maggio, il Corriere è entrato nella casa-famiglia in occasione della visita della vicepresidente della Camera e deputata di Forza Italia Mara Carfagna: «La lotta contro le discriminazioni deve essere un impegno comune, un tema che unisce il Paese al di là delle differenze politiche» dice lei incontrando i ragazzi e i cinque operatori che li seguono 24 ore al giorno fornendo assistenza psicologica e pensando per loro un percorso di studio e di inserimento nel mondo del lavoro. L’appartamento, 200 metri quadrati, è essenziale ma accogliente: quattro stanze e tanti spazi comuni, una grande dispensa dove sono impilate decine di scatolette, donate da qualche benefattore. Gli ospiti sono chiamati a seguire alcune regole: pulizie, turni in cucina e lavanderia, pranzo e cena condivisi, rientro alle 22,30 e consegna del telefono durante le ore notturne. Vietato l’uso di alcol o droghe. «Abituarsi non è facile — spiega Daria Russo, 35 anni, psicologa e coordinatrice per la Croce Rossa del Refuge — ma è l’unica strada per raggiungere l’autonomia e uscire dalla casa con le proprie gambe. Io lavoro qui da quando abbiamo aperto e tengo a questi giovani come a dei figli».

Vincendo una certa ritrosia i ragazzi

si raccontano davanti alla parlamentare. «Per mio padre ero solo un microbo da schiacciare — dice uno —, mi ha minacciato, diceva che dovevo farmi curare». «Io sono stato aggredito dai miei fratelli, mi hanno picchiato, mamma non voleva ma non è riuscita a difendermi» confessa un altro. «Sono dovuta andare via con la forza pubblica, non volevano lasciarmi andare» dice C. con un filo di voce.

Ma dopo i traumi c’è la rinascita

. E così P. racconta di aver appena conseguito la terza media con ottimi voti mentre M. ha preso la laurea triennale. C., invece, studia per diventare fotografa. Carfagna li ascolta e promette di aiutarli. Intanto devolvendo una mensilità della sua indennità da vice presidente della Camera. Ma si spinge oltre: «Di fronte a queste vulnerabilità è compito delle istituzioni dare risposte concrete, facendo in modo che nessuna ragazza e nessun ragazzo in Italia venga lasciato solo» promette.

I finanziamenti

Di sicuro c’è bisogno di fondi. Una sola casa in Italia è una goccia nel mare considerando che nell’ultimo anno ci sono stati 400 casi gravi di maltrattamenti familiari per omofobia. Refuge Lgbt è nata nel gennaio del 2017 grazie all’impegno della Croce Rossa di Roma e del Gay Center con il contributo della Chiesa Valdese e della Regione Lazio. «Forse sarà aperto qualcosa anche a Milano — spiega Fabrizio Marrazzo, portavoce del Gay Center — ma è sempre poco. In Francia di strutture del genere ce ne sono 44. Al numero verde Gay Help Line (800713713) nell’ultimo anno abbiamo avuto oltre 20 mila contatti». I ragazzi chiedono una possibilità: «Una volta diventato maggiorenne in Italia non hai più alcun diritto. Dovremmo poter sognare anche noi» dice uno di loro.

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