Contanti, un tetto cambiato nove volte L’Italia resta patria del cash (e del nero)Salvini riapre ai contanti 

È chiaro che i pagamenti non tracciabili sono terreno di caccia per lavoro nero, riciclaggio e criminalità. È anche vero che i tanti interventi sul tetto dei contanti non sembrano aver cambiato la sostanza delle cose. Nell’Unione europea sono 16 i Paesi che hanno qualche limite al cash. Si va dai mille euro fissati in Portogallo per le società, ai 4.800 euro dell’Ungheria che riguardano le operazioni commerciali. Oltre all’Italia, però, solo la Repubblica Ceca ha un limite per tutti i soggetti e tutte le transazioni. Nonostante questo restiamo aggrappati al contante. E non basta una scarsa propensione tecnologica a spiegare questa contraddizione. Un altro indizio?

Negli ultimi anni ci sono state due voluntary discloure, provvedimenti per favorire il rientro dei capitali nascosti. Riguardavano anche i contanti conservati nelle cassette di sicurezza, sia in Italia sia all’estero. Ma in pochi hanno seguito questo canale. Non perché non ci sarebbero persone interessate. Due anni fa il procuratore capo di Milano Francesco Greco stimò in 150 miliardi di euro i contanti chiusi nelle cassette di sicurezza. Il flop è arrivato perché, dopo una lungo tira e molla, le regole per portare alla luce quei soldi erano diventate meno vantaggiose del previsto: non la flat tax del 35%, sempre per i ricorsi storici, ipotizzata in un primo momento; ma il regolare pagamento delle tasse, con interessi e parte delle sanzioni. Anche questo rientra nel capitolo contanti. Matteo Salvini non ne ha parlato. Non vuol dire che, nella Lega, nessuno ci stia pensando.

© RIPRODUZIONE RISERVATA