La ministra francese offre la pace «Europa troppo distante, vogliamo aiutare l’Italia ma parliamoci»

«Ricapitoliamo la situazione. C’è stata una crisi urgente, umanitaria, della nave Aquarius, che avrebbe dovuto trovare una risposta classica di soccorso in mare da parte dell’Italia. Questa risposta non c’è stata, la Spagna accoglierà la nave, l’Italia ha fornito rifornimenti, l’emergenza umanitaria ormai è sotto controllo e noi invieremo funzionari affinché si occupino dei passeggeri dell’Aquarius. Ci siamo impegnati a prendere tremila persone. Da quando c’è questo governo in Francia abbiamo significativamente aumentato le ricollocazioni dall’Italia, la Francia è il secondo Paese europeo in termini di accoglienza di migranti che arrivano da altri Paesi».

Dunque secondo lei la Francia ha già dato prova di generosità?

«Quel che pensiamo è che l’Europa non sia stata abbastanza vicina all’Italia. Il peso dell’accoglienza e dell’esame delle domande di asilo ha poggiato troppo sull’Italia, ci sarebbe voluta una presenza europea molto più forte. Bisogna mettere a punto un meccanismo europeo che aiuti di più l’Italia, per fare questo bisogna che ci parliamo».

Macron oggi ha parlato di «provocazione» ed è sembrato alludere a Salvini e alla sua alleanza in Europa con Marine Le Pen.

«Emmanuel Macron non ha indicato nessuno, ha solo dato il segnale che è importante smetterla con le esternazioni teatrali. I politici tendono a lasciarsi andare a dichiarazioni veementi ma il presidente della Repubblica francese e il presidente del Consiglio italiano sono persone che hanno delle responsabilità. E’ questo quel che vuole dire il presidente Macron, parliamo tra persone responsabili, il resto mettiamolo da parte».

Il suo omologo, il ministro Paolo Savona, è noto per essere euroscettico e per questo non ha ottenuto il dicastero dell’Economia. Qual è stato il tenore del vostro colloquio?

«Ci siamo parlati al telefono e speriamo di vederci presto. Conosco la reputazione di Savona ma anche le sue prese di posizione, da quando è ministro, sul ruolo di Francia e Italia nella riforma dell’Ue».

La Francia forse avrebbe avuto più titolo a criticare l’Italia se avesse accolto lei la nave Aquarius.

«Non si può rimproverare la Francia per non avere fatto quel che l’Italia non ha fatto».

Sì ma è la Francia a criticare l’Italia.

«È vero ma c’è un diritto internazionale, un diritto del mare, e quando ci sono delle regole potrebbero essere rispettate. Detto questo, la relazione tra Francia e Italia è molto emotiva. È una prova dell’attaccamento che abbiamo l’uno per l’altro, siamo molto sensibili e suscettibili su quel che dice il nostro vicino. Per fortuna resta la volontà di lavorare insieme».

In questo anno ci sono stati non pochi momenti di tensione, anche con il precedente governo, da STX Fincantieri alla Libia ai migranti.

«Ma anche grandi progressi, per esempio il vertice di Lione, l’idea del Trattato del Quirinale»

«Soprattutto alti. La realtà della relazione è che abbiamo molti interessi comuni e siamo due Paesi che si capiscono bene. Ma c’è questo elemento emotivo, è vero».

È vero che la Francia sperava nella sponda del nuovo governo italiano in Europa?

«Abbiamo seguito con attenzione il discorso del premier Conte al Parlamento italiano. Evidentemente abbiamo bisogno dell’Italia, siamo entrambi convinti della necessità di una rifondazione dell’Europa».

Si parla di un «asse» dell’Italia con Germania e Austria, Salvini cita come modello l’Ungheria di Orban. Roma si sta spostando verso l’Europa di Visegrad?

«Non so cosa possa pensare l’Italia del fatto che l’Ungheria rifiuta le ricollocazioni. Non esiste una soluzione semplice né parziale, dobbiamo per forza parlarne insieme prima del Consiglio europeo di fine giugno».

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