Macedonia, a rischio il patto con la Grecia sul nuovo nome

ATENE – L’accordo tra Atene e Skopje sul nuovo nome di Fyrom – ribattezzata Repubblica della Macedonia del Nord – stenta, come ampiamente previsto, a decollare mettendo a rischio l’intesa che spalancherebbe al paese balcanico l’accesso a Ue e Nato. Bruxelles, Alleanza atlantica e Usa hanno applaudito allo storico compromesso che chiude quasi trent’anni di braccio di ferro tra le due nazioni. “E’ un passo che consoliderà la pace nella regione”, ha detto il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg. L’accoglienza è stata invece molto meno entusiastica in Grecia e Fyrom dove i nazionalisti (e non solo loro) hanno attaccato i termini dell’accordo e minacciano di farlo saltare.

Una prima manifestazione di protesta si è tenuta ieri mattina a Skopje dove centinaia di manifestanti hanno sfilato davanti al Parlamento blindato dalla polizia urlando “traditori”. Il presidente della Repubblica Gjorgje Ivanov ha già fatto sapere che non firmerà a nessuna condizione una decisione "anticostituzionale" e "dannosa per i cittadini macedoni". Il no di Ivanov non è l’unico problema del premier Zoran Zaev: “Questa soluzione è una drammatica sconfitta per la diplomazia macedone”, ha tuonato il leader dell’opposizione Hristijan Mickoski, annunciando battaglia. L’intesa dovrà superare nella nazione balcanica un doppio scoglio: un complesso passaggio in aula dove è richiesta una maggioranza dei due terzi per l’approvazione dei cambi costituzionali necessari e un referendum sul nuovo nome con un quorum minimo del 50% dei votanti.

 

In difficoltà è anche il premier ellenico AlexisTsipras. I nazionalisti greci, protagonisti nei mesi scorsi di oceaniche manifestazioni contro l’accordo, torneranno in piazza oggi ad Atene. Panos Kammenos, leader di Anel, il partito di destra che gli garantisce i voti necessari per governare, ha annunciato in una conferenza stampa che non appoggerà in aula l’iniziativa: “Non accetteremo nessuna soluzione che preveda l’uso del termine Macedonia”. Contraria anche l’opposizione di centro-destra che ha presentato una mozione di sfiducia al premier destinata a scaldare gli animi e ad essere votata sabato, alla vigilia della firma del compromesso del giorno successivo a Prespes, nel nord della Grecia. “Non ci possono mettere davanti a un fatto compiuto – ha detto il leader di Nea Demokratia Kyriakos Mitsotakis – Questa intesa è dannosa per il nostro paese perché in sostanza riconosce radici macedoni al di fuori dei nostri confini”. La sfiducia a Tsipras però, salvo clamorose sorprese, non dovrebbe passare: Kammenos ha preannunciato il voto disgiunto: no al nuovo nome se e quando si voterà su questo tema  (accadrà solo dopo che Skopje avrà detto sì e cambiato la costituzione) ma no anche alla sfiducia perché “non intendo far cadere il governo”.

© Riproduzione riservata