Csm, il trionfo di DavigoLa sinistra perdeanche tra i magistrati

La presenza di un candidato noto, popolare e molto «mediatico» come Davigo potrebbe aver dato un sapore particolare alla sfida in Cassazione, insieme alle lotte intestine tra le altre correnti dovute alle diatribe sulla scelta dei candidati. E probabilmente ha pagato la strategia scelta dal candidato e dal suo gruppo: nel 2016 s’è fatto eleggere presidente dalla Giunta unitaria dell’Associazione nazionale magistrati, con conseguente, massiccia presenza in tv e sui giornali; trascorso un anno e passato il testimone al successore di Area, ha fatto uscire la corrente dalla Giunta mettendosi all’opposizione e criticando la gestione dell’Anm e del Csm.

Aspettando di capire se ciò è valso non solo per lui ma anche per il suo gruppo, il voto segna comunque la drastica sconfitta del raggruppamento di sinistra delle toghe, che da sette rappresentanti nell’organo di autogoverno dei giudici rischia di averne solo quattro. E la vittoria di Mi che da tre seggi ne otterrà probabilmente cinque. Ha perso chi ha governato la magistratura negli ultimi quattro anni, procedendo al più massiccio ricambio alla guida degli uffici direttivi e semidirettivi (dovuti al drastico abbassamento dell’età pensionabile da 75 a 70 anni, voluto dal governo Renzi) con l’idea di cambiare qualcosa o di conservare i vecchi equilibri, a seconda dei punti di vista; ha vinto chi auspica e promette — almeno a parole — la rottura delle logiche spartitorie e rivendica meritocrazia, autotutela e istanze che all’esterno possono apparire corporative ma all’interno mietono consensi. Per esempio sugli stipendi e i carichi di lavoro.

A voler leggere il risultato (ancorché parziale) con le logiche e le categorie della politica, sovrapponendo per quel che si può le correnti ai partiti, anche tra le toghe si affermano tendenze conservatrici e/o populiste, che fanno il paio con l’affermazione in Parlamento di Cinque Stelle e Lega. Non a caso Davigo passa per il magistrato più amato dai grillini, anche per il suo modo di comunicare molto diretto e mirato a cogliere il consenso immediato, che evidentemente ha fatto presa anche sui giudici. Probabilmente tra i circa duemila appena entrati in ruolo che hanno votato per la prima volta, voto giovanile e forse de-ideologizzato che si sommerebbe a quello mancato dei neopensionati (gli ultrasettantenni) che stavolta non hanno potuto sostenere le altre correnti.

A disegnare il nuovo Csm arriveranno anche gli otto componenti «laici» che il Parlamento dovrebbe eleggere la prossima settimana; secondo la spartizione disegnata sulla base dei consensi ricevuti dai partiti, tre dovrebbero essere indicati dai Cinque Stelle, due dalla Lega e uno ciascuno da Pd, Forza Italia e Fratelli d’Italia. Tra questi bisognerà scegliere il vicepresidente, che dovrà lavorare in stretto contatto con il capo dello Stato (presidente di diritto), per il quale sarà comunque decisivo il voto dei togati.

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