Migranti a Trapani, interrogatori a bordo  Salvini e i sospetti sugli «apparati ostili»

«Aspettiamo che l’inchiesta si radichi a Trapani»

Il resto si capirà stamane quando i funzionari avranno raccolto eventuali prove contro i capi della rivolta. Solo allora il procuratore Morvillo deciderà se fare scattare uno o più ordini d’arresto al momento dello sbarco. Come dire che, al di là degli auspici del ministro Salvini («in carcere, non in albergo»), la magistratura non cede su competenze che nemmeno l’emergenza migranti può insidiare. Forse è anche questo un modo per arginare polemiche innestate ieri da un acido confronto a distanza tra Salvini e Roberto Saviano, lo scrittore convinto che questa volta a essere totalmente bypassata sia la magistratura. Resta la manovra che ha determinato il ritardo dell’attracco della Diciotti e rapidi accertamenti sia sulla Vos Thalassa sia fra i rivoltosi della Diciotti. «Siamo decisi a ricostruire gli aspetti penalmente rivelanti quando l’inchiesta si radicherà a Trapani, ma solo dopo l’attracco», si faceva notare nei corridoi del palazzo di giustizia dove domina la materia migranti. Anche con la contemporanea emissione di venti avvisi di garanzia notificati ieri ad alcuni membri degli equipaggi della nave Iuventa, delle Ong Jugend Rettet, Vos Hestia e Save the Children, oltre a personale di Medici senza frontiere, tutti sospettati del reato di immigrazione clandestina. Ma proprio la Procura sottolinea che «si tratta di un passo dovuto per potere procedere a ‘atti irripetibili’ come il controllo di alcuni computer e di numerosi telefonini». Un’inchiesta che risale all’agosto del 2017 quando fu sequestrata la Iuventa, la nave tedesca ancora oggi ferma al porto di Trapani.

© RIPRODUZIONE RISERVATA