Addio a Giorgio Battistini, cronista di razza antica. Ha raccontato tre presidenti e i misteri del caso Moro

ROMA. Pane e giornalismo. La passione di tutta una vita. Il quirinalista che ha raccontato giorno per giorno per Repubblica la storia di tre capi dello Stato: Scalfaro, Ciampi e Napolitano. Ma anche il cronista degli scoop e delle inchieste sui misteri del memoriale di Aldo Moro misteriosamente saltato fuori nel covo Br di via Montenevoso. E, ancora, l'inviato politico che sempre per il giornale ha seguito la sinistra alle prese con i tormenti e le difficoltà di un cambio di stagione epocale mentre stava per cadere il Muro. Se ne andato Giorgio Battistini, a 71 anni nella sua Bologna, con accanto la sorella Mariella, una delle firme storiche che fin dagli inizi della fondazione ha partecipato all'avventura di Repubblica, dove Eugenio Scalfari lo chiama nel 1977.  Un cronista di razza antica. Che neanche un infarto e poi un trapianto di cuore, subito alcuni anni fa, erano riusciti a tener lontano dal mestieraccio di scrivere, che fosse il "marciapiede" dove  inseguire i cupi fantasmi e i pericoli del terrorismo delle Br oppure fin su in cima al Palazzo più alto. A partire da Oscar Luigi Scalfaro, dal 93,  così è proprio lui per tanti anni la  "voce" di Repubblica per il Quirinale. Partendo da Cesena (dove era nato anche se il vissuto è poi tutto bolognese) con il Resto del Carlino, poi a Roma per la Stampa, che lascia per lanciarsi a bordo dell'allora neonato quotidiano di piazza Indipendenza, dove resterà per più di 30 anni. Scrupoloso e disincantato, meticoloso e ironico, attento ai dettagli ma anche all'insieme del contesto "politico", i suoi ferri del mestiere. E come persona, come collega, una gran bella persona, mai un no.

Mai tirarsi indietro se c'è la notizia. Come quella sera di ottobre del 1978, quando alla stazione Termini di Roma, in un incontro clandestino e riservatissimo, il generale Galvaligi che era allora il braccio destro di Dalla Chiesta gli raccontò del memoriale Moro scoperto nel covo di via Montenevoso. E delle accuse pesantissime del presidente dc che, in quelle carte, sembravano inchiodare Andreotti. Battistini scrisse tutto e finì in prima pagina. Uno scoop. Una vicenda che per tanti anni si è lasciata dietro una scia di misteri, carte scomparse,  guerre all'interno dell'Arma, nastri con la voce di Moro mai trovati. E che Giorgio, quando a Palermo anni dopo si processò Andreotti, fu chiamato a raccontare dai magistrati. Cronista diventato testimone di una pagina di storia.

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