L’Antitrust: un miliardo e mezzo di sanzioni, è difficile conciliare con le imprese

ROMA – Nei sette anni del suo mandato, che sta per chiudersi, Giovanni Pitruzzella ha multato le imprese per quasi un miliardo e mezzo di euro. Il Garante ha arginato così accordi tra le aziende contrari a una corretta concorrenza. Dunque pericolosi, anche per i consumatori. 
Pitruzzella – che a settembre lascerà la presidenza dell'Antitrust italiano per trasferirsi alla Corte di Giustizia del Lussemburgo – spiega che le sanzioni conservano un importante "potere deterrente". Sono colpi indispensabili di fronte ad aziende riottose, indisciplinate.
E' vero. L'Antitrust può anche evitare le multe. Può spingere le imprese a correggere la loro condotta scorretta sottoscrivendo degli impegni formali, virtuosi. Ma la strada della conciliazione e degli impegni – che è stata percorsa molto dall'ex presidente dell'Antitrust Catricalà – invece non ha conquistato Pitruzzella.

Nell'era Catricalà, ben il 49 per cento dei casi è stato chiuso con degli impegni (e senza sanzioni). Nell'era Pitruzzella, gli impegni sono stati accettati soltanto nel 26 per cento delle liti tra l'Antitrust e le aziende. 
D'altra parte, sostiene Pitruzzella, l'Antitrust deve far sentire la sua voce quando si trova di fronte a cambiamenti epocali dell'economia che hanno – dentro di sé – una forza anche "distruttiva". Il presidente Pirtuzzella cita tre fenomeni:
1) la crisi economica partita dagli Usa nel 2007, che undici anni dopo tiene il reddito procapite italiano ai livelli di 10 anni fa;
2) la globalizzazione, che sta mostrando adesso il volto tetro dei protezionismi e dei dazi commerciali;
3) infine novità tecnologiche dirompenti come gli smartphone e le connessioni in mobilità, "che hanno creato nuovi monopolisti".
Questi tre fenomeni hanno contribuito ad aumentare le disuguagllianze, anche in Europa, anche in Italia. Disuguaglianze che indebiliscono la democrazia e finiscono con l'imbrigliare la stessa crescita economica.
L'Antitrust tricolore ha provato ad agire le ingiustizie, per proteggere le imprese e le persone più deboli, per favorire un'innovazione non discriminatoria, per evitare sprechi della finanza pubblica.

L'Antitrust: un miliardo e mezzo di sanzioni, è difficile conciliare con le imprese

Pitruzzella cita il caso dell'Internet veloce. A lungo Telecom Italia ha provato a difendere la sua rendita di posizione, la rete in rame, rinviando gli investimenti nei cavi in fibra ultra-veloce. L'Antitrust pensa di aver smosso il gigante Telecom anche grazie a una sanzione da 104 milioni, decisa per aver limitato le società concorrenti nell'accesso alla sua rete.
Primi risultati si intravedono. Adesso l'87 per cento della case italiane è raggiunta da un cavo di nuova generazione ("anche se soltanto il 22 per cento" ne riceve uno in fibra purissima). Sul fronte della telefoni, Pitruzzella rivendica come successi anche la battaglia contro la fatturazione accelerata ogni 28 giorni; e l'ingresso dell'operatore low cost Iliad (è stato favorito dai paletti che il garante ha imposto a Wind e Tre, al momento della loro fusione).

L'Antitrust: un miliardo e mezzo di sanzioni, è difficile conciliare con le imprese

E anche se i maggiori poteri sono in capo alla Commissione Ue di Bruxelles, l'Antitrust italiano ha alzato la voce contro i colossi dei Internet che accumulano dati degli utenti in quantità impressionanti, guadagnando pericolose posizioni dominanti.
In questo filone, c'è la sentenza contro WhatsApp. La cessione di dati rappresenta un vero e proprio contratto tra l'applicazione di messagistica e la persona, che dunque deve beneficiare di tutte le garanzie del caso. Ecco poi il procedimento – ancora aperto – conto Facebook, colpevole di cedere a società terze i nostri dati e di chiederci, soltanto dopo, a cessione ormai avvenuta, il nostro consenso.
Nel mirino del Garante anche Amazon, che penalizzava i consumatori italiani limitando la garanzia legale dei prodotti e il diritto di ripensamento (in caso di acquisto non più gradito).
 
Pitruzzella, infine, è orgoglioso del fatto che il Tar del Lazio – in caso di ricorso delle aziende – ha dato ragione all'Antitrust nel 78 per cento dei casi (tra il 2012 e il 2018). E solo nel 15 per cento delle volte, i giudici del Tar hanno ridotto l'importo della sanzione che l'Antitrust stessa aveva stabilito. 

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