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Il reato di tortura

Per il reato di tortura la legge prevede pene da 4 a 10 anni per i semplici cittadini e da 4 a 12 anni per un pubblico ufficiale o un incaricato di pubblico servizio. Sono considerate torture «violenze o minacce gravi», inflitte con «crudeltà» da chi «cagiona acute sofferenze fisiche o un verificabile trauma psichico a persona privata della libertà personale o affidata alla sua custodia, potestà, vigilanza, controllo, cura o assistenza ovvero che si trovi in situazione di minorata difesa, se il fatto è commesso con più condotte ovvero comporta un trattamento inumano e degradante per la dignità della persona».

L’approvazione della legge

Il reato di tortura è stato introdotto nell’ordinamento italiano circa un anno fa, nel luglio 2017. Legge approvata dopo diversi richiami dell’Ue, 30 anni dopo la convenzioni Onu contro la tortura e 16 anni dopo i fatti della scuola Diaz e della caserma di Bolzaneto (per i quali l’Italia ha subito condanne dalla Corte europea per i diritti dell’uomo). Ma anche molto criticata, sia da destra (per la Lega, per esempio, la versione definitiva sarebbe un affronto ai tutori dell’ordine) che da sinistra (che invece non la riteneva abbastanza dura: minacce e violenze, infatti, per essere considerate torture devono essere «reiterate» e produrre «acute sofferenze e un danno verificabile». Il Movimento 5 Stelle si era astenuto dal voto (approvato con soli 198 voti favorevoli, 104 astenuti e 35 voti contrari): il parlamentare Vittorio Ferraresi aveva promesso che «fin da ora ci impegniamo a modificare questa legge».

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