Mondiali 2018: piccola, senza strutture e con un c.t. per caso. Ma ecco perché la Croazia è in finale

Antimodello

La Croazia è un antimodello. Non ha strutture all’avanguardia che si possano paragonare alle Academy del calcio inglese o tedesco e non ha più le Scuole dello Sport che c’erano nell’Est europeo della Guerra fredda. Tutti i calciatori migliori giocano all’estero e il campionato nazionale è vinto sempre e comunque dalla Dinamo Zagabria, squadra dominante per motivi economici e per ragioni politiche, i cui vertici sono stati investiti dallo scandalo del «padre padrone» Zdravko Mamic, che è dovuto scappare in Bosnia per evitare, grazie al doppio passaporto, una condanna in contumacia a 6 anni di detenzione per reati di evasione fiscale (12,2 milioni di euro) e appropriazione indebita (15 milioni). Secondo gli inquirenti, Mamic faceva firmare contratti privati che gli garantivano il 50% dei trasferimenti futuri. Al centro, tra gli altri, anche i passaggi di Luka Modric al Tottenham e Dejan Lovren al Lione. Modric è stato interrogato e poi accusato di falsa testimonianza, ma la data del suo processo non è stata fissata.

In aeroporto

Il c.t. Dalic è entrato in carica due giorni prima del playoff contro l’Ucraina, dopo l’esonero di Cacic, che era arrivato secondo nel girone dietro all’Islanda. Il primo incontro tra Dalic e la squadra è stato all’aeroporto. L’Inghilterra ha studiato per mesi come battere i calci di rigore e ha arruolato una psicologa per preparare i giocatori. Dalic ha liquidato la faccenda così: «I rigori sono una lotteria dove non sai mai che cosa succede». Alexandar Holiga, giornalista croato capace di andare contro la corrente nazionalista e trionfalistica, ha scritto per il Guardian: «La Dinamo Zagabria, che il modello di riferimento del calcio croato, ha cambiato 17 allenatori in 13 anni. Possiamo dire che siamo i maestri dell’improvvisazione».

Il segreto

Il segreto, forse, sta in un particolare che Sergio Tavcar, storica voce di Tele Capodistria, sintetizza nella definizione «nadmudrivanje suparnika», traducibile a grandi spanne con dominio psicologico, ma così si perde il contesto «giocoso» che c’è in un tunnel fatto all’avversario piuttosto che un passaggio più semplice. «La concezione dello sport predominante nei Balcani prevede quale doti principali la creatività, la fantasia, la capacità di creare qualcosa di inatteso, di strano magari, che però ha l’effetto di disorientare l’avversario e, se possibile, di farlo apparire semplicemente scemo. Il rugby è uno sport perfetto per la mentalità anglosassone, portato al gioco di squadra dove ogni rotella è insignificante in sé, ma fondamentale per il corretto funzionamento di tutto l’ingranaggio. Un tipo di sport nobilissimo, ma che non accende da noi nessun tipo di passione». Non si poteva spiegare meglio perché la Croazia è in finale al Mondiale e l’Inghilterra no..

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