Tour de France, Nibali guadagna su Froome, Bardet e Dumoulin. A Martin il Mur de Bretagne

Il Mur de Bretagne è una salita amata dai bretoni, al punto tale da essere pomposamente definita l’Alpe d’Huez bretone. Esagerazione. Qui i tornanti della mitica salita alpina lasciano spazio ad un drittone con pendenza massima del 10%. E' però un primo test per capirci qualcosa sulla condizioni dei big, anche se in realtà si capisce poco. Detto che la vittoria va all’irlandese Daniel Martin, che al Tour aveva già colto un successo 5 anni fa, e che Greg Van Avermaet mantiene la maglia gialla, i risultati dei big sono abbastanza frutto del caso. Arriva con i migliori Vincenzo Nibali, dato non è da sottovalutare: nel 2015, sulla stessa salita, lo Squalo aveva perso una ventina di secondi lasciando trasparire la difficoltà di un bis dell’impresa dell’anno precedente. “Tre anni fa ero un’altra persona, non riuscivo ad andare – spiega il siciliano-. Questo è uno strappo da fare tra la vita e la morte, dura 5/6 minuti ma è uno sforzo violento. Sono soddisfatto della mia prova”. Unico appunto possibile per Nibali e compagnia, è una distrazione quando all’arrivo mancano un centinaio di km. Il vento per i belgi è come il miele per gli orsi, e quando soffia violento e laterale la Quick Step Floors (non sono tutti belgi ma il ceppo è quello) scatena una offensiva micidiale. Gruppo spezzato, Nibali è nel secondo troncone. Poi il vento gira e tutto rientra nella norma, però il rischio è grosso…
 
E Froome? Il Team Sky lavora bene, lui però si imballa sul più bello: cinque secondi dietro Nibali, non è granché ma sono pur sempre segnali. I veri sconfitti di giornata confermano invece una tendenza che del Tour in questo prime tappe.Verdetti al caso. Stavolta le caduta non c’entrano, imperano le forature. La peggio va a Tom Dumoulin, fregato a 5 km dal traguardo: alla fine il ritardo è di 52’’, in un giorno del genere è tantissimo. Va poco meglio a Bardet, ma solo perché la foratura avviene qualche migliaio di metri dopo: per il francese mezzo minuto di gap.
 
Dunque nel primo arrivo in salita succede poco ed al tempo stesso tanto. Dell’arrivo abbiamo detto. La partenza è da Brest, luogo che in Francia è inscindibile dal ciclismo. La Parigi-Brest-Parigi era una corsa dal chilometraggio infinito, disputata a livello professionistico 7 volte tra il 1891 e il 1951, poi non si trovarono più partecipanti… A Brest prese il via il Tour del 1952, quello della seconda cavalcata trionfale di Fausto Coppi. A Brest si consumò l’addio al Tour di una leggenda dell’età eroica come Henri Pélissier, tradito da una caduta. A Brest Chris Froome assaggiò per la prima volta il Tour: era il 2008, il keniano bianco era uno dei tanti, correva per la  Barloworld, era impossibile immaginare che un giorno…
 

Dopo meno di un km parte una fuga di 5 uomini: la Direct Energie crea la superiorità numerica con Gaudin e Grellier. Con la coppia ci sono Pichon (Fortuneo), Turgis (Cofidis) e  Smith (Wanty-Gobert). Ai -100 l’esplosione del vento e della gara, poi tutto rientra, compreso Roglic. lo sloveno è addirittura nel terzo troncone, poi è vittima di una caduta e nonostante tutto arriva nei primoi dieci. Restano quindi i due passaggi al Mur de Bretagne. Il primo è soporifero, il secondo più intenso. Tutti aspettano Gilbert, Alaphilippe e Sagan, invece è Martin che va. L’unico che cerca di andarlo a prendere è Pierre Latour, una delle grandi speranze francesi, che manca di pochi metri l’obbiettivo.

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