Quella volta che Maroni fece riportare i migranti in Libia. E fu condannato dalla Ue

Il precedente del maggio 2009 quando al governo c'era Silvio Berlusconi. In 200i furono riportati a Tripoli, la Corte europea per i diritti dell'uomo sanzionò l'Italia. Il rimorso di uno dei militari che fece quel viaggio con i profughi

di FRANCESCO VIVIANO

Riportare i migranti in Libia su navi militari italiane, una delle due opzioni a cui sta lavorando il ministro dell'Interno Salvini (l'altra è trasportarli fino a Malta), non è un caso inedito. C'è stato un precedente, nel maggio 2009, quando al governo c'era Silvio Berlusconi e al Viminale Roberto Maroni. Allora furono due motovedette della Guardia costiera e della Guardia di finanza a riaccompagnare a Tripoli i 200 profughi, tra cui 40 donne e 3 bambini, soccorsi nel Canale di Sicilia. Maroni definì l'operazione "un successo". Ma l'Italia fu condannata dalla Corte europea dei diritti dell'uomo "per la sua politica di respingimenti. 

Uno dei marinai a bordo delle motovedette italiane, con la garanzia dell'anonimato, si sfogò con Repubblica definendosi disgustato dall'aver eseguito "quell'ordine infame". Contattato oggi, dopo la presa di posizione di Salvini e la discussione in corso all'interno del governo, lo stesso marinaio dice: "Spero che quel maledetto ordine che l’8 maggio 2009 fui costretto ad eseguire non venga dato oggi a un altro mio collega. Era allora, ed è tuttora, un ordine infame"

 

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