Il diluvio che spianò la strada ai dinosauri. Le loro orme sulle Dolomiti

Un'epoca improvvisa di riscaldamento climatico creò le condizioni giuste per la diffusione di questi rettili. Un team italiano su Nature Communications ricostruisce lo sconvolgimento della natura e la lotta per la sopravvivenza nel Triassico

di ELENA DUSI

ERANO anni infernali sulla Terra. Eruzioni, nuvole di ceneri, anidride carbonica e un forte riscaldamento del clima causavano piogge costanti, simili a monsoni. Si sarebbe detto una sorta di diluvio universale ante litteram, avvenuto tra 232 e 234 milioni di anni fa. Dalla sua “Arca di Noè”, si è osservato ora, scesero degli animali sorprendenti: i dinosauri. Il legame fra la diffusione dei grandi rettili sul pianeta e lo sconvolgimento climatico detto “episodio pluviale del carnico” è emerso sulle Dolomiti. Lo raccontano in un importante articolo su Nature Communications i ricercatori italiani, coordinati da Massimo Bernardi, paleontologo del Muse (il museo delle scienze di Trento) e Piero Gianolla, geologo dell’università di Ferrara.

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“Siamo nella seconda metà del Triassico. Prima dello sconvolgimento climatico i dinosauri rappresentavano il 5-10% delle specie animali. Dopo, arrivano all’80%. Si diffondono in numero e arrivano a occupare quasi tutta la Pangea” spiega Bernardi. Il destino dei dinosauri sarebbe dunque legato ai vulcani due volte: la prima 232 milioni di anni fa, epoca della loro grande espansione. La seconda (con il contributo fatale dell’asteroide) 65 milioni di anni fa, data dell’estinzione. L’episodio pluviale del carnico ha lasciato una traccia in molte zone del mondo. Ma sulle Dolomiti è inconfondibile: una fascia di roccia rossa e friabile alla base di molte montagne dal caratteristico colore pallido: dalle Tofane alle Tre Cime di Lavaredo fino al Gruppo del Sella. “Fu notata dai primi geologi austro-ungarici a metà ‘800” spiega Bernardi, quando ancora si sapeva assai poco dei dinosauri. “La pioggia intensa portò in fondo a un mare allora poco profondo sabbie e argille. Ma anche ambra: un derivato della resina, segno di forte stress da parte degli alberi”.

Le Dolomiti, che prima dello sconvolgimento climatico si trovavano ai Tropici, a est della Pangea, apparivano come atolli separati da bracci di acqua, si trasformarono in una pozzanghera melmosa. Il “diluvio” durò un tempo breve: un paio di milioni di anni. Poi il clima tornò secco come prima, lasciando però sulla Terra un panorama di piante e animali del tutto nuovo. E sulle Dolomiti una messe di impronte che ancora oggi vengono scoperte dagli esploratori. La coincidenza tra l’episodio pluviale del carnico (dal nome dell’era geologica in cui si verificò) e lo sconvolgimento dell’ecosistema era stata suggerita in passato, ma solo a livello di speculazione. “Sulle Dolomiti invece la corrispondenza fra le evidenze geologiche e quelle biologiche è fortissima” prosegue il paleontologo trentino. “Le nuove, accurate datazioni mostrano che la fase di diversificazione dei dinosauri sia avvenuta contemporaneamente in tutto il globo, così come la diffusione di ambienti umidi in aree che prima erano aride” aggiunge Gianolla. “Il cambiamento climatico di 232 milioni di anni fa, causato dall’immissione in atmosfera di grandi quantità di CO2 e altri gas serra, è letteralmente inciso nelle rocce delle Dolomiti. Rappresenta un segno del paesaggio”.

Come un ambiente caratterizzato da pioggia continua, foreste che arrivano a lambire le coste e fiumi che riversano grandi quantità di acqua dolce in mare abbia favorito l’esplosione dei dinosauri resta un punto interrogativo. “E’ probabile in realtà che lo sconvolgimento climatico abbia ostacolato i loro rivali” spiega Bernardi. “Credo che questi rettili siano diventati i dominatori del mondo più per un insieme di casi fortuiti che per un loro intrinseco vantaggio evolutivo”. Nati in realtà all’inizio del Triassico (il fossile più antico è argentino e risale a 245 milioni di anni fa), sempre in occasione di una grande estinzione di massa, la più catastrofica vissuta dalla Terra, i dinosauri vivacchiarono fino all’episodio pluviale del carnico. Poi crebbero di dimensioni e si diffusero geograficamente, restando soprattutto erbivori. “Ma non erano ancora la specie dominante del pianeta” precisa Bernardi. “Perché questo avvenga dobbiamo aspettare l’estinzione dei loro grandi competitori ecologici, i crurotarsi”. Questi rettili, che possiamo considerare a spanne gli antenati dei coccodrilli, cedettero il passo intorno a 200 milioni di anni fa, alla fine del Triassico, spalancando il sipario a quel mondo da Jurassic Park che siamo abituati ad associare alla parola “dinosauro”. Sipario chiuso a sua volta dalla famosa estinzione di 65 milioni di anni fa, che spianò la strada a noi mammiferi. Corsi e ricorsi della storia: nulla ce lo ricorda meglio come uno studio che unisce geologia e paleontologia. “In effetti – conclude Bernardi – per la sua rapidità e intensità, l’episodio pluviale carnico viene spesso paragonato al cambiamento climatico di oggi”.
 

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