Bonucci: «La Juventus è casa mia. Cercherò di trasformare i fischi in applausi»

Evidentemente il pentimento deve essere arrivato presto anche se il difensore assicura che «il disagio non è arrivato subito, non c’è stato un momento preciso». «C’è stata una chiacchierata tra le società; per me, essendo uno che vuole sempre vincere e migliorarsi, la soluzione migliore era tornare alla Juve. Fortunatamente la società mi ha voluto riaccogliere a braccia aperte; il Milan si è guardato intorno per mandarmi all’estero, ma ora fortunatamente siamo qui a iniziare un nuovo percorso».

Un passo indietro, al fragoroso saluto dell’estate scorsa, va comunque fatto. Perché lasciò la Juve? «Per una serie di episodi che erano successi – spiega -. La discussione con il mister (con la punizione in tribuna ad Oporto, ndr) era uno di questi e poi non mi sentivo bene con me stesso, non mi sentivo di poter essere all’altezza della Juve». Con Allegri, adesso, è tutto risolto: «Le discussioni successe sono cose che capitano. Ci siamo visti più di una volta durante l’anno, sia sul campo che fuori, e c’è stato modo di parlarci e chiarirci. Il nostro rapporto è veramente ottimo e da persone intelligenti ci siamo stretti la mano e abbracciati. Oggi si guarda avanti più positivi e vogliosi di prima di portare in alto la Juve».

Bonucci vuole «recuperare quanto perso per strada da calciatore». Ma dovrà riconquistare anche il rapporto con i tifosi della Juve che non gli hanno perdonato la partenza dell’anno scorso e la sua esultanza allo Stadium a fine marzo quando segnò ai bianconeri. «L’esultanza? Sono un difensore, mi capita poche volte di fare gol e in quel momento ho esultato… D’altra parte, criticavo chi non esultava da ex. Ora spero di regalare ai tifosi tante gioie dopo quell’amarezza. Accetto i fischi: quelli degli avversari mi caricheranno; se ci saranno quelli dei miei tifosi, starà a me trasformarli in applausi». Leo non pensa però di chiedere scusa: «La mia risposta deve esser sul campo perché sono un professionista: con sacrificio, senso di appartenenza e quella fame che non mi è mi mancata».

I traguardi sono «chiari e semplici fin dall’inizio quando vesti la maglia della Juve»: «L’obiettivo è arrivare a Madrid a giocarci la finale di Champions, ma anche lo scudetto e la coppa Italia». Andare alla caccia del sogno europeo con Ronaldo dalla propria parte può essere decisivo: «Almeno se dovessimo incontrare il Real non partiremmo sempre 1-0 per loro, visto come è andata negli ultimi anni… – sorride -. Allenarsi con lui è uno stimolo per tutti a migliorare, ci permette di alzare il livello». Chissà se anche la coppa.

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