Tsitsipas a un passo dall’Olimpo

Prima della finale di Toronto, i ricavi in carriera – in premi al netto delle sponsorizzazioni – di Rafael Nadal, 32 anni e due mesi d’età, numero 1 al mondo, ammontavano a 101 milioni di dollari. Quelli di Stefanos Tsitsipas, 20 anni compiuti oggi, 27 del ranking ATP, a un milione e mezzo. Da stasera, il conto in banca dello spagnolo si rimpolperà di un milione, quello del greco di 500 mila dollari. Il divario in denaro, al momento nemmeno comparabile, andrà via via assottigliandosi nei prossimi anni, al crescere dell’età di Rafa e, soprattutto, dell’esperienza del ragazzo di padre ateniese, coach, e di madre russa, 194 del ranking WTA nel 1990. Stefanos fino a metà dello scorso anno giocava solo i Challenger e, nonostante l’impressionante progressione da giugno in poi, non riuscì a piazzarsi tra gli otto under 21 che si contesero il titolo delle milanesi Next Gen Finals, dove comunque giocò in esibizione contro Sascha Zverev. Da domani salirà ufficialmente al quindicesimo posto della classifica ATP, subito dietro Fabio Fognini, con concrete possibilità di centrare l’obiettivo delle superfinali ATP di Londra in novembre. Un’entrata in scena sul palcoscenico del Grande Tennis con pochi precedenti recenti.
 
È invece ormai ridottissimo il divario tecnico tra Tsitsipas – che nel corso della canadese Rogers Cup ha battuto quattro dei primi dieci al mondo: nell’ordine, Thiem, Djokovic, Zverev e Anderson – e i leoni della vecchia guardia. Nei prossimi due anni verificheremo quanto saprà sfruttare gli ampli margini di miglioramento nei fondamentali (ha bisogno di maggiore efficacia nella risposta al servizio, in particolare di rovescio, e di più precisione nei tocchi sotto rete) e nel fisico (seppure più alto di di otto centimetri, 193 contro 185, pesa 85 chili come Nadal, dunque aggiungendo sette o otto chili di muscoli potenzierebbe non poco i colpi). Cresciuto da mamma Yulia Sergeyevna Salnikova nel culto della disciplina e della concentrazione, Stefanos ha mostrato più volte in questa settimana di disporre della lucidità che fa la differenza nei momenti decisivi di ogni match. Oggi ha messo in serie difficoltà il maiorchino che, al servizio sul 5-4 a favore nel secondo set, dunque per chiudere il match, è stato costretto a restituire all’avversario il break di apertura. 
 
Pochi minuti prima, sul 5-3, Nadal aveva cavallerescamente permesso a Tsitsipas di ripetere una prima di servizio disturbata dall’urlo di uno spettatore, nonostante l’arbitro fosse di parere opposto. Da lì, forse non casualmente, l’unica breve crisi dello spagnolo, rintuzzata annullando un set point sul 5-6 e disputando poi un eccellente tie break. Nel primo set Rafa aveva incassato tre break e mantenuto senza sforzi i propri turni di servizio (6-2).  Rispetto a quant’era accaduto a fine aprile a Barcellona, quando concesse tre game (6-2 6-1) all’allora per lui sconosciuto ateniese, così sfrontato da sfidarlo nella finale del torneo del cortile di casa, stavolta il mancino di Manacor è stato a un passo dal dover affrontare un terzo set dall’esito incerto. Un rischio che non cancella la sensazione che sia lui, di gran lunga, il più in forma del circuito. L’anno scorso di questi tempi s’apprestava a dominare lo Slam newyorkese. Che si gioca sul sintetico. Ma a livello di Masters 1000, cioè al meglio dei tre set con un tabellone di almeno 64 caselle, l’ultimo suo successo su questa superficie era datato Cincinnati 2013. Se possibile, dunque, Rafa si presenterà a Flushing Meadows in condizioni perfino migliori del 2017. Sarà l’uomo da battere. Ci proveranno i soliti noti e le nuove leve come Zverev e Tsitsipas. Il tedesco, numero 4 ATP, è uno stabile inquilino dell’Olimpo. Stefanos ci vuole arrivare presto: per un greco, è un obiettivo dal significato speciale.

Twitter @claudiogiua

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