Serie A, Cagliari-Milan 1-1: a Gattuso non basta Higuain

A conti fatti è persino un buon punto. Perché il Milan non ha creato granché, perché la partita era nata malissimo che più male non si può, perché Gattuso deve ancora lavorare parecchio anche se, va detto, è sufficientemente chiara la strada che ha deciso di intraprendere e che la squadra sta disciplinatamente seguendo. Il problema, semmai, è che in bocca resta la sensazione di incompiuto che poi è un po' la fotografia di questo Milan di inizio stagione: sconfitta a Napoli partendo da +2 (gol) che poteva essere almeno un pareggio, vittoria contro una Roma malridotta stappata al fotofinish e pareggio, solo pareggio, a Cagliari, mica al Bernabeu. Il che, classifica alla mano e buttando un occhio anche alle difficoltà delle dirette contendenti – Lazio, Roma e Inter, ndr -, suona come un "ho perso un'altra occasione buona stasera". E l'occasione era quella di piazzarsi subito a ridosso dell'imprendibile Juve e davanti, parecchio davanti, alle altre grandi.

Eppure, dicevamo, era nata malissimo. Il gol del Cagliari, subito, dopo 4', con Joao Pedro – roba da libro Cuore, visto il rientro dalla lunga squalifica -, ma anche il palo di Barella e tante difficoltà a fare qualunque cosa. Venti minuti, venti, da incubo. Chiusi dietro, pressati – attenzione, questa è una costante, che fatica uscire dalla pressione delle punte avversarie! -, poco autoritari, con uno scorrimento del pallone difficoltoso. Merito del Cagliari, sicuramente, e di Maran, uno che studia e sa preparare le partite. Ma anche molto demerito del Milan, perché continua ad avere bassi di concentrazione pericolosi e troppa poca qualità per uscire dall'angolo quando viene preso a cazzotti.

Per fortuna di Gattuso la tortura è durata soltanto quei venti minuti. Quando la benzina degli indemoniati cagliaritani è finita, i rossoneri hanno preso poco alla volta a rialzarsi. La palla ha cominciato a girare venti metri più avanti e l'azione a passare dai piedi di Romagnoli e Musacchio a quelli più educati di Biglia, Kessie e Suso. Oltre al solito Higuain. Il Pipita, lo abbiamo già scritto, ha un peso specifico in questa squadra unico. La manovra non può prescindere dalla capacità dell'argentino di accorciare e allungare la squadra, di venire a prendere il pallone e smistarlo, di aggredire gli spazi aprendo varchi ovunque. Il suo gol è la differenza tra sconfitta e pareggio, ma è il lavoro tutto a essere fondamentale. Nonostante un primo tempo da comparsa per l'incapacità dei compagni di trovarlo e per la prova, più che buona, di Romagna, Klavan e Bradaric, che gli chiudevano ogni linea di passaggio.

In tutto questo, se Gattuso deve ringraziare Higuain, Maran deve accendere un cero all'altare di Cragno. Non ha dovuto fare miracoli, ma almeno tre parate importanti sì: su Suso nel finale, soprattutto, e di nuovo su Higuain. Questo per dire anche che il Cagliari ha sofferto solo il giusto e che, tutto sommato, ha meritato il punto che ha fatto. Parate di Cragno a parte, il meglio della banda di Gattuso sono stati due erroracci, nel primo tempo, di un disasatroso Bonaventura (il secondo, piattone a lato da due passi al 27', clamoroso). Insomma, mole di gioco significativa con un possesso palla del 60% e 14 tiri totali, ma "ciccia" pochina.

Quindi, tornando alla classifica, ci si potrebbe accontentare della possibilità di immaginarsi, recupero con il Genoa permettendo, a quota 7 punti e dietro soltanto a Juve e Napoli. Ma è soltanto un'ipotesi, fumo senza arrosto. Cagliari era la destinazione ideale per chiudere l'estate con un progetto da Champions. Invece niente, manca ancora qualcosa e il passo, sia pure deciso in una direzione, è ancora lento. C'è l'idea ma manca la velocità per realizzarla. Un tocco in meno ruberebbe parecchi spazi in cui inserirsi e nei quali lanciare Higuain, ma c'è la qualità per giocare, almeno ogni tanto, di prima? Nelle certezze di Gattuso, quelle ereditate dal successo sulla Roma, ci sono anche gli inserimenti a partita in corso di Castillejo e Laxalt, questa volta meno incisivi ma tant'è.

Infine Barella. Lo hanno cercato in molti, specie l'Inter, per tutta l'estate salvo poi pensare che il costo non valesse la candela. Erroraccio: questo è forte e andava preso subito. Inter o Milan o chiunque altro. Discorso buono anche per Mancini, alle prese con una Nazionale da ricostruire. Ecco, appunto, da Barella si può partire e partire bene.