Anche a Genova la protesta contro il disegno di legge Pillon sull’affidamento condiviso

Paola Setti, Alberto Maria Vedova

Centinaia di genovesi hanno aderito alla giornata di mobilitazione nazionale contro il disegno di legge Pillon

Genova – Genova – Centinaia di genovesi hanno aderito alla giornata di mobilitazione nazionale contro il disegno di legge Pillon su divorzio, affido condiviso dei figli e mantenimento con un corteo di protesta per le vie del centro. Dopo una gremita assemblea con circa 400 persone tenuta al Teatro della Tosse i manifestanti sono scesi in piazza Matteotti proseguendo in corteo fino a Piazza San Lorenzo. La manifestazione è stata promossa dal movimento Non Una di Meno insieme a Di.re.(Donne in Rete contro la violenza).

Il corteo ha sfilato tra le vie del centro storico proseguendo in piazza Caricamento, via al ponte Reale, piazza Bianchi, via Orefici, piazza Campetto, via di Scurreria per tornare poi in piazza San Lorenzo.

Simboleggiando un incantesimo anti-Pillon, le manifestanti vestite da streghe si sono riunite in cerchio sotto la cattedrale di San Lorenzo bruciando simbolicamente in un pentolone dei biglietti con le parole chiave del disegno di legge

«Siamo fortemente contrarie a questo disegno di legge che pensiamo debba essere ritirato immediatamente – spiega Ariela Iacometti dell’associazione Non Una di Meno – perché renderà enormemente più difficile a tutte e tutti separarsi e divorziare, soprattutto quando ci sono dei figli minori. È un disegno di legge che nega una situazione diffusissima in Italia, una condizione di vulnerabilità delle donne economica, e nega anche quella che è la violenza domestica che in Italia è molto diffusa e molto spesso non emerge perché le donne non denunciano per evitare di andare incontro a processi civili e penali complicati. Il decreto Pillon farebbe in modo che sempre più persone restino esposte a situazioni di violenza, in particolar modo alle donne e ai minori non viene riconosciuta la violenza assistita fra le forme di violenza, per cui l’eventuale genitore abusante non debba più vedere il bambino. Il fatto che il bambino abbia assistito a diverse liti violente tra padre e madre non costituisce uno motivo sufficiente per metterlo in sicurezza e proteggerlo e soprattutto ritorna prepotentemente un’idea di genitorialità come patria potestà, ovvero l’idea che il figlio è una proprietà, un oggetto tra le mani dei genitori – prosegue Ariela Iacometti -. Non gli viene riconosciuta la possibilità di esprimere i sentimenti, i desideri e i bisogni, quindi l’idea della bigenitorialità debba essere perfetta come dice questo disegno di legge stravolge l’idea che siano i bambini ad avere dei diritti. Piuttosto diventerebbero degli oggetti nelle mani dei genitori. A noi sembra un incubo e per questo vogliamo che sia immediatamente ritirato e non siamo disponibili a nessun tipo di emendabilità perché l’impostazione si presenta esattamente come un’aggressione verso le donne, gli uomini e i bambini».

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