Appendino “apre” al dialogo, ma i 5 stelle chiudono la porta

La sindaca dichiara di essere pronta al confronto con le istanze della protesta. Disponibilità sconfessata dall'ala radicale della sua maggioranza: "Un sistema che pensava di manovrarci come burattini". Fibrillazioni nel gruppo grillino

Chiara Appendino apre le porte del suo ufficio per far entrare, idealmente, le migliaia di persone che questa mattina hanno manifestato a favore della Torino-Lione, ma i suoi ancora una volta sbattono quella porta sul grugno ai torinesi, almeno ai tanti che oggi hanno gremito piazza Castello. “Ascoltare chi vuole imporre interessi personali, o peggio, chi neanche sa perché vuole parlare e cosa difende? Anche no, di tempo questo paese ne ha perso abbastanza” dice Maura Paoli, consigliera comunale grillina della componente più radicale, tra coloro che già hanno imposto alla sindaca il “No” alle Olimpiadi. I toni sono tutt’altro che concilianti e vanno a cozzare con quel post pubblicato pochi minuti dopo la chiusura della manifestazione da Appendino sul suo blog, a dimostrazione di come ormai lei sia ostaggio dei suoi e non sia più in grado di offrire garanzie a nessuno. “Oggi, in piazza Castello sono state sollevate delle critiche, che accolgo, ma c’erano anche molte energie positive” si legge nella breve nota della prima cittadina, “sono stati proposti alcuni punti per il futuro della Città che sono in buona parte condivisibili” e dunque “sono pronta a discuterne già dalla settimana prossima”.

Parole che hanno provocato un nuovo arroccamento di molti consiglieri grillini. Non solo la Paoli. Interviene nel dibattito anche il collega Damiano Carretto, lo stesso che per votare la candidatura olimpica di Torino pretendeva le dimissioni preventive di Giovanni Malagò dal vertice del Coni. Carretto si dice non stupito “che manifestino contro di noi forze a noi storicamente avverse, nascoste dietro volti teoricamente apartitici, che non mi stupirei, però, di trovare in lista nel 2021. Forse per due anni e mezzo abbiamo perso troppo tempo per provare ad accreditarci con un sistema che pensava di manovrarci come dei burattini”.

La delegittimazione della piazza è lo strumento con cui i consiglieri della maggioranza pentastellata provano a reagire a un’adunata che neanche loro si aspettavano di questa portata (Massimo Giovara, irridendo gli organizzatori, aveva parlato di 502 persone attese). E la verità è che in piazza più che un sistema c’erano tanti cittadini qualunque che a migliaia si sono riversati da bus e tram fin da un’ora prima l’inizio della manifestazione. Altro che poteri forti: semmai la lobby delle casalinghe, corporazioni di pensionati e studenti. Insomma, tanti onesti cittadini che da anni non si mobilitavano per una iniziativa politica. Persino il prefetto Claudio Palomba non è riuscito a celare un certo stupore: “Per vedere una cosa così bisogna venire a Torino” si è lasciato andare con il presidente dell’Unione industriale Dario Gallina, che lo ha incontrato mentre la gente ormai abbandonava la piazza. “Sono prontissimo ad andare a parlare con la sindaca ma purché risponda a quello che oggi la città ha chiesto” prosegue Gallina, cui però sembra perlomeno tardiva tale apertura.

Anche il presidente della Sala Rossa, un tempo legatissimo ad Appendino, si dispone in trincea: “Tutti in piazza contro di noi, ma le nostre ragioni sono più forti. Questi – scrive sui social Fabio Versaci – sono i giochetti di una politica che ha rovinato il nostro passato e non ha futuro. Una politica che spara gli ultimi colpi”. E assicura “ci troverete sempre al nostro posto, non illudetevi. #Notav”.

Oggi è la Tav, ieri le Olimpiadi. Quel che emerge è che il gruppo pentastellato sia ormai avviato verso una progressiva radicalizzazione delle proprie posizioni. Con Carretto e Paoli ci sono anche Daniela Albano, Viviana Ferrero, Marina Pollicino e tanti consiglieri, seppur con sfumature diverse, che di mutare il proprio dna politico non hanno alcuna intenzione. E in fondo è ipocrita oggi chi se la prende con loro, la cui forza deriva dal fatto di essere rimasti coerenti con quel che hanno sempre professato. La sindaca, semmai, ha cambiato idea su tutto e qualche consigliere – leggi Marco Chessa, ma non solo – si sta rendendo conto di essersi candidato col partito sbagliato.

L’unica a fornire un (debole) sostegno alla sindaca è la capogruppo Valentina Sganga: “Una piazza di tale portata non può essere ignorata o derisa – dice – deve essere ascoltata e l’analisi costi benefici, che a questo punto il Governo deve produrre in tempi molto celeri, darà le necessarie risposte a tutti coloro che manifestano a favore o contro l’opera”.