Fuggono per evitare il posto di blocco dei carabinieri, morti in un incidente due 19enni

Una corsa a forte velocità per evitare di essere controllati, forse perché il conducente aveva bevuto o assunto droghe, oppure per il fatto che a 19 anni per la legge non poteva ancora guidare quell'auto di grossa cilindrata. I carabinieri hanno fatto sapere che il pm di turno non ha disposto l'autopsia e quindi i corpi dei due ragazzi sono stati subito portati nella camera mortuaria di Bentivoglio, dove ieri mattina le famiglie hanno sfogato la loro disperazione tra urla e pianti. Anas Foukahi, origini marocchine ma nato a Cento, nel Ferrarese, era al volante del fuoristrada del padre. Seduto a fianco c'era un suo amico, Pietro De Matteis, di Pieve di Cento, paese in provincia di Bologna. Poco prima di perdere la vita, in una notte come tante altre, i due ragazzi erano stati alla discoteca 'Wintage music club' di Argelato, che inaugurava proprio venerdì sera. Il posto di blocco era lì, poco distante dal locale, come succede spesso nei fine settimana proprio per impedire corse folli, magari sotto l'effetto di alcol o droghe, e evitare incidenti. Secondo la ricostruzione degli investigatori, dopo aver visto da circa 200 metri i lampeggianti della loro auto, il fuoristrada ha invertito la marcia urtando una vettura in sosta e poi è partito a forte velocità. I militari sono saliti in auto per seguirli, ma avrebbero subito perso il contatto visivo e percorrendo via Mascherino, una strada piuttosto isolata in mezzo alla campagna, dopo 4-5 chilometri di distanza hanno trovato il fuoristrada che era finito già contro il palo della luce.

«Ho sentito un botto e sono uscito in strada con una torcia perché a causa dell'incidente era saltata la luce – ha detto al microfono di Ètv uno dei pochi residenti della zona -, i carabinieri hanno provato a chiamarli ma non rispondevano. Non ho avuto il coraggio di avvicinarmi perché sapevo che avrei visto solo dei morti». La strada, secondo chi ci vive accanto, è pericolosa e quasi nessuno rispetta il limite di velocità. Anas e Pietro, il primo appassionato di Ju jitsu (arte marziale giapponese) tanto che tre anni fa aveva anche partecipato ai campionati italiani juniores, l'altro amante dei tatuaggi, fino a sognare di farlo diventare il suo mestiere (anche se nel frattempo lavorava come muratore in una ditta di cartongessisti), sono morti sul colpo e a nulla è servito l'intervento del 118. «Riposate in pace fratelli miei! Siete importanti ci vediamo lassù!», è il messaggio struggente lasciato sui social network da un ragazzo come loro.