Il referendum Atac, un referendum onesto

Domani si vota a Roma il referendum per la liberalizzazione sul trasporto pubblico locale. La Giunta Raggi non ha mostrato nessun interesse per questo referendum tanto che quasi nessuna informazione è arrivato al cittadino romano. Ma è gestito così bene il servizio di trasporto pubblico locale a Roma che la Giunta può permettersi questo silenzio assordante? Ad oggi, l’80 per cento del servizio è gestito dall’ATAC, società al 100 per cento del Comune di Roma. Questa azienda è costata 7 miliardi di euro negli ultimi 9 anni tra perdite e sussidi. Anche più di Alitalia. Un’azienda che costa moltissimo (e vedremo il perché), ma soprattutto è inadempiente nei confronti del Comune stesso. Nel secondo semestre del 2017, circa il 18 per cento dei bus e oltre il 23 per cento delle metro non hanno effettuato servizio. I romani non si sorprendono infatti se non passano autobus o metro.

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Un’azienda inadempiente che in qualunque altro caso avrebbe visto la cancellazione di questo contratto di servizio. Invece la Giunta Raggi ha deciso di prolungare di due anni questo contratto, pagato profumatamente. Se infatti vediamo il costo per veicolo chilometro a Roma, siamo ben oltre ad ogni immaginazione: far fare un chilometro ad una vettura a Roma con ATAC costa quasi 3 volte tanto i migliori casi europei. Sta migliorando il servizio? Assolutamente no, dato che il secondo semestre 2017 è stato peggiore del primo semestre e nell’ultimo biennio, non solo è continuata la riduzione del servizio, ma i costi per veicolo chilometro (al netto di ammortamenti e svalutazioni) sono aumentati del 10 per cento. Ma quali sono i costi che incidono maggiormente in ATAC? Non è il carburante, pur avendo autobus molto vecchi, ma è proprio il costo del personale. Il costo del personale vale 12 volte il costo del carburante per fare andare tutti gli autobus.

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E nel concordato voluto dalla giunta Raggi (che non ripagherà buona parte del debito ai contribuenti onesti romani) prevede nuove assunzioni. Il referendum vuole chiudere con questa gestione, introducendo la liberalizzazione del servizio tramite gare. Non si parla di privatizzazione, ma di liberalizzazione. Un referendum che avrebbe vietato un altro regalo fatto dalla Giunta Raggi ai privati di Roma TPL. Roma TPL, azienda privata che gestisce circa il 20 per cento del servizio (operatore scelto con una “gara” con un unico concorrente e che comunque costa il 40 per cento in meno per veicolo chilometro di ATAC) ha dei grandi problemi e non fornisce i servizi richiesti. E la Giunta Raggi ha prolungato fino al 2020 ai privati senza gara. Un regalo inaccettabile per chi non ha effettuato il servizio richiesto. Il referendum avrebbe vietato questo regalo ai privati della Giunta Raggi perché le gare sarebbero obbligatorie e i prolungamenti dei contratti senza gare non accettabili. Domani dunque i romani hanno la possibilità di scegliere per una mobilità migliore e meno cara.