Papa: comunità scientifica indichi soluzioni di sviluppo per tutti i popoli

“La comunità scientifica oggi è chiamata a costituire una leadership che indichi soluzioni di sviluppo sostenibile e integrale di tutti i popoli, indispensabile per costruire la pace. #WorldScienceDay”: questo il tweet lanciato dal Papa sull’account @Pontifex in nove lingue in occasione dell’odierna Giornata mondiale della scienza al servizio della pace e dello sviluppo. Indetta dall’Unesco nel 2001 “per promuovere l’utilizzo responsabile della scienza e per sottolineare il suo contributo fondamentale alla società”, la Giornata di quest’anno si svolge sul tema “La scienza, un diritto umano” e si inserisce nelle celebrazioni del 70.mo anniversario della Dichiarazione universale dei diritti umani, firmata a Parigi il 10 dicembre 1948.

Un potere senza precedenti al servizio dei più poveri

“La scienza e la tecnologia – ha affermato il Papa in un discorso del settembre 2015 – mettono nelle nostre mani un potere senza precedenti: è nostro dovere, verso l’umanità intera e in particolare verso i più poveri e le generazioni future, utilizzarlo per il bene comune. Riuscirà la nostra generazione a «essere ricordata per aver assunto con generosità le proprie responsabilità»? (Enc. Laudato si’, 165). Pur tra le molte contraddizioni del nostro tempo, abbiamo ragioni sufficienti per alimentare la speranza di riuscire a farlo. E da questa speranza dobbiamo lasciarci guidare”.

La tecnoscienza per migliorare la qualità della vita e creare bellezza

Nell’Enciclica Ludato si’ il Papa ricorda che “la tecnoscienza, ben orientata, è in grado non solo di produrre cose realmente preziose per migliorare la qualità della vita dell’essere umano, a partire dagli oggetti di uso domestico fino ai grandi mezzi di trasporto, ai ponti, agli edifici, agli spazi pubblici. È anche capace di produrre il bello e di far compiere all’essere umano, immerso nel mondo materiale, il “salto” nell’ambito della bellezza” (LS, 103).

Terribili rischi da una conoscenza nelle mani di pochi

“Tuttavia non possiamo ignorare che l’energia nucleare, la biotecnologia, l’informatica, la conoscenza del nostro stesso DNA e altre potenzialità che abbiamo acquisito ci offrono un tremendo potere. Anzi, danno a coloro che detengono la conoscenza e soprattutto il potere economico per sfruttarla un dominio impressionante sull’insieme del genere umano e del mondo intero. Mai l’umanità ha avuto tanto potere su sé stessa e niente garantisce che lo utilizzerà bene, soprattutto se si considera il modo in cui se ne sta servendo. Basta ricordare le bombe atomiche lanciate in pieno XX secolo, come il grande spiegamento di tecnologia ostentato dal nazismo, dal comunismo e da altri regimi totalitari al servizio dello sterminio di milioni di persone, senza dimenticare che oggi la guerra dispone di strumenti sempre più micidiali. In quali mani sta e in quali può giungere tanto potere? È terribilmente rischioso che esso risieda in una piccola parte dell’umanità” (LS, 104).

Cresce la possibilità dell’umanità di usare male il suo potere

“Ogni epoca tende a sviluppare una scarsa autocoscienza dei propri limiti. Per tale motivo è possibile che oggi l’umanità non avverta la serietà delle sfide che le si presentano, e «la possibilità dell’uomo di usare male della sua potenza è in continuo aumento» quando «non esistono norme di libertà, ma solo pretese necessità di utilità e di sicurezza». L’essere umano non è pienamente autonomo. La sua libertà si ammala quando si consegna alle forze cieche dell’inconscio, dei bisogni immediati, dell’egoismo, della violenza brutale“ (LS, 105).

La felicità non è data dal progresso della scienza

“D’altronde, la gente ormai non sembra credere in un futuro felice, non confida ciecamente in un domani migliore a partire dalle attuali condizioni del mondo e dalle capacità tecniche. Prende coscienza che il progresso della scienza e della tecnica non equivale al progresso dell’umanità e della storia, e intravede che sono altre le strade fondamentali per un futuro felice. Ciononostante, neppure immagina di rinunciare alle possibilità che offre la tecnologia” (LS, 113).

Recuperare i valori

“Ciò che sta accadendo ci pone di fronte all’urgenza di procedere in una coraggiosa rivoluzione culturale. La scienza e la tecnologia non sono neutrali, ma possono implicare dall’inizio alla fine di un processo diverse intenzioni e possibilità, e possono configurarsi in vari modi. Nessuno vuole tornare all’epoca delle caverne, però è indispensabile rallentare la marcia per guardare la realtà in un altro modo, raccogliere gli sviluppi positivi e sostenibili, e al tempo stesso recuperare i valori e i grandi fini distrutti da una sfrenatezza megalomane” (LS, 114).