Renzi placa i suoi «Voglio battere Lega e 5 Stelle, non Zingaretti»

L’autocritica resta fuori dal teatro. Il «meglio» del renzismo verrà, è la convinzione dell’ex premier. Una promessa ai suoi e un avvertimento a chi, nel partito, pensa che la sua epoca sia finita con le dimissioni: prima da premier e poi da segretario. «Il mondo non inizia e non finisce con questo congresso. Tutto ciò che potrà contribuire all’autorevolezza e al riformismo — dice sulle candidature — lo vedremo di buon occhio. Non mi interessa sconfiggere Zingaretti, ma la barbarie culturale di Lega ed M5S». Come dire: giocate pure questo match nel partito, io ci sarò quando sarà il momento di pensare al Paese. «Abbiamo sogni molto più grandi di condizionare il prossimo segretario del Pd». Perché, pronostica l’ex premier scontentando molti in sala, «il tempo di questa legislatura non sarà breve. Vedrete: questo Parlamento non si lascerà sfuggire l’opportunità di eleggere il Presidente della Repubblica, ma allo stesso tempo non arriverà molto in là».

Il convitato di pietra che Renzi non nomina in oltre un’ora di intervento, Marco Minniti, nonostante l’assenza è ben presente in sala. Anche più di Graziano Delrio, arrivato a sorpresa perché «non potevo mancare», ma decisamente freddo sull’opportunità di sostenere l’ex ministro dell’Interno come prossimo segretario. «Speriamo che Minniti si candidi», insiste Beppe Fioroni. «Il nostro candidato vincerà le primarie», scommette Ettore Rosato: «E Minniti ha le caratteristiche che servono». Lui, l’ex ministro, resta in surplace. E così Maurizio Martina. «Se si candidassero entrambi questa platea si spezzerebbe in due», fa notare un renziano della prima ora. Il tempo delle riserve da sciogliere sta scadendo per entrambi: all’assemblea del Pd manca meno di una settimana.

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