Sulla manovra scontro senza fine tra governo ed Europa. Ecco dove potrebbero andare i Btp e lo spread

Sulla manovra per il 2019 appena varata dal governo di Lega e Movimento 5 stelle le distanze con l’Europa continuano ad apparire inconciliabili. Basti pensare alle parole pronunciate la mattina del 9 novembre dal ministro dell’Economia, Giovanni Tria, rispondendo alle domande dei parlamentari dopo le previsioni economiche, decisamente diverse da quelle del governo, di recente annunciate dall’Unione europea. “Secondo noi quella stima di deficit al 2,9% per il 2019 non è giustificata anche ammettendo un rallentamento dell’economia”, ha dichiarato Tria, restando così fermo sulla previsione pari al 2,4% elaborata dal suo esecutivo.

image

Il ministro dell’Economia Giovanni Tria – Imagoeconomica

Il confronto serrato tra Italia ed Europa va avanti ormai da giorni. Ciononostante, i movimenti dello spread tra Italia e Germania, a loro volta connessi all’innalzamento dei rendimenti sui Btp decennali, non hanno condotto il differenziale molto al di sopra dei 300 punti: una soglia già elevata se raffrontata all’andamento dei mesi e degli anni scorsi, ma c’era chi temeva un rialzo in area 400. Nello stesso tempo, i rendimenti dei titoli di Stato decennali italiani non sono schizzati alle stelle, pur essendo aumentati di circa 160 punti base da aprile.

rendimentibtp

“L’Italia – commenta Richard Lawrence, senior vice president e portfolio manager di Brandywine Global (gruppo Legg Mason) – è un paese che si trova in una situazione piuttosto complicata: con un debito pubblico elevato e una crescita debole, deve ora affrontare un difficile faccia a faccia con l’Europa. Cosa devono aspettarsi gli investitori?”, si domanda il gestore.

Leggi anche: Borghi: ‘L’aumento dello spread è colpa della Bce e non del Def’. Così il leghista spaventa i fondi al summit Bofa Merrill Lynch

Secondo l’esperto di Brandywine Global ci sono due principali motivi per cui i rendimenti dei Btp non sono letteralmente schizzati:

  1. il programma di acquisto di titoli (Quantitative easing o Qe) della Banca centrale europea (Bce), che ha mitigato i rialzi dei rendimenti
    in tutta l’Eurozona;
  2. oltre il 50% del debito sovrano italiano è posseduto da banche italiane. E ciò ha impedito ai rendimenti di alzarsi ulteriormente nel tentativo di attirare capitali dall’estero.

“Tuttavia – aggiunge Lawrence – il fatto che una percentuale così alta del debito pesi sulle banche è un motivo di debolezza, essendo il sistema del credito italiano ancora in uno stato di salute incerto. La percentuale di crediti deteriorati o npl è migliorata negli ultimi tre anni, ma rimane comunque a livelli preoccupanti, soprattutto tenendo in considerazione le difficoltà strutturali e l’incertezza politica che grava sull’economia del paese”.

Leggi anche: Lo spread è una bomba a orologeria sui bilanci delle banche. Che può innescare una nuova ondata di aumenti di capitale

Tra le altre cose, sottolinea sempre Lawrence, “potenziali problemi creati dagli npl si riflettono nell’allargarsi dei differenziali sui credit default swap (cds, titoli che sono una sorta di assicurazioni sul rischio, ndr) delle banche. Mentre i differenziali dei cds restano ben al di sotto dei massimi raggiunti durante la crisi del debito sovrano europeo del 2011-2013, i mercati appaiono sempre più preoccupati per l’aumento del rischio di solvibilità delle banche italiane”.

Nel frattempo, il faccia a faccia tra Italia ed Europa sulla manovra continua ma le due parti appaiono irremovibili. “Crediamo – commenta l’esperto di Brandywine Global – che troveranno un modo di venirne fuori, di fatto rinviando, secondo un modus operandi consueto in Europa, una presa di posizione concreta sulle questioni più difficili. A nostro parere entrambe le parti accetteranno un compromesso, che servirà più che altro a guadagnare tempo. Le questioni più complicate dovrebbero dunque essere rinviate a data da destinarsi, ma nel frattempo un accordo potrebbe comunque rappresentare un’opportunità per acquistare titoli di Stato italiani, anche se è ancora presto per dirlo”.

In ogni caso, come indica Lawrence, il prossimo appuntamento chiave sarà il 13 novembre, quando l’Italia presenterà nuovamente la sua legge di bilancio. “Fino a quella data – commenta l’esperto – c’è da aspettarsi che i rendimenti dei Btp restino abbastanza volatili e si muovano reagendo di volta in volta alle notizie del momento. La questione più importante e spinosa, ossia a che livello saranno i rendimenti dei Btp tra un anno, resta per ora senza risposta”.