Tennis, Next Gen Finals: Tsitsipas batte Alex De Minaur in 4 set

Stefanos Tsitsipas, 20 anni. AFP

Stefanos Tsitsipas, 20 anni. AFP

Il demone australiano prova a resistere, ma a spuntarla è il nuovo dio greco. Stefanos Tsitsipas batte Alex De Minaur e vince nuovamente a Milano, come già gli era accaduto due anni e mezzo fa, nel Trofeo Bonfiglio (under 18) del 2016. Dopo il successo nell’edizione d’esordio del coreano Hyeon Chung, le Next Gen Atp Finals accolgono un altro possibile protagonista di vertice, che già nel corso del 2018 ha dimostrato di poter dire la sua tra i grandi. Ma che da domani sarà ufficialmente in un’altra dimensione, con la fiducia necessaria per fare un altro gradino. Quello più difficile, quello che porta verso i titoli dello Slam. Sì, perché la settimana sul campo ipertecnologico allestito alla Fiera di Rho ha detto che Stefanos è pronto per recitare da primattore, al culmine di un’annata che lo ha visto incamerare il suo primo torneo Atp a Stoccolma, giusto riconoscimento a ripagarlo di un paio di finali perse contro Rafael Nadal, a Barcellona e a Toronto.

rimonta —
Dopo una partenza difficile, il greco si è ripreso immediatamente mostrando, oltre ai soliti colpi pesanti, anche una fase difensiva efficace. Il tie-break del terzo set gli ha spianato la strada per il trionfo, quello del quarto gli ha consegnato il trofeo, malgrado due match-point mancati con qualche rimpianto nel game precedente (2-4 4-1 4-3 4-3 il punteggio in un’ora e 40 minuti). Oltre alla vittoria, al trofeo a forma di X che caratterizza questo evento, per lui c’è pure il bonus destinato a chi trionfa senza aver mai perso un match. Che, monetizzato, diventa un premio di 407 mila dollari. Una cifra che racconta meglio di ogni spiegazione tecnica perché, al di là degli esperimenti che porta con sé, la manifestazione milanese sia ben lontana dall’essere un’esibizione. “Ho degli splendidi ricordi in questa città – ha detto Tsitsipas durante la premiazione – e ripetere il trionfo del Bonfiglio qui alle Next Gen Atp Finals è qualcosa di incredibile. A Milano ormai mi sento a casa, e sono contento perché io e Alex abbiamo giocato un match fantastico. Ho avuto due volte la possibilità di vincere, ho temuto quando ho mancato i match-point ma sono riuscito comunque a chiudere, dimostrandomi mentalmente forte”. La chiusa è con un paio di battute, degne di quelle mostrate in campo: “Ringrazio i giudici di linea (che non c’erano, ndr) e spero che il prossimo anno le Atp Finals si spostino da Londra a Milano, così potrò ambire ai top 10 e tornare qui”.

talenti —
Si chiude così una seconda edizione del torneo che ha mostrato una generazione di qualità straordinaria, forse addirittura superiore a quella che si presentò in Fiera nel 2017, malgrado stavolta abbia pesato l’assenza di uno showman come il canadese Denis Shapovalov. Un forfeit che probabilmente è stato la causa principale dei circa tremila biglietti in meno staccati rispetto a dodici mesi prima (poco più di 19 mila contro 22 mila). Senza scomodare di nuovo i due finalisti, per raccontare il potenziale dei protagonisti sul campo di Rho, si può partire dalla terza piazza di un talento enorme come Andrey Rublev, o da un Jaume Munar che – con il supporto dei consigli di Rafa Nadal – potrebbe diventare uno spauracchio per chiunque, soprattutto sulla terra e sul cemento non troppo veloce. Ma pure chi non si è qualificato per le semifinali, pensiamo agli americani Tiafoe e Fritz, ha tutto il tempo di costruirsi una carriera importante. All’Italia e a Liam Caruana, invece, resta un’esperienza da ricordare e il punto più bello della settimana, una volèe di rovescio in tuffo da fare invidia a Boris Becker.