La manovra supera lo scoglio Camera, ma il Senato si prepara a riscriverla

Arriva il primo via libera, quello di Montecitorio, alla manovra gialloverde con 312 sì e 146 no. Un passaggio arrivato con
qualche novità, ma anche con la certezza che l’esame a Palazzo Madama dove la legge di bilancio è attesa dalla prossima
settimana non sarà una formalità. Il testo sarà riscritto anche in base alle trattative con Bruxelles. Il negoziato con l’Europa
non ha infatti ancora portato ad un accordo e l’asticella del disavanzo rimane al momento al 2,4% del Pil. Ma le modifiche
di sostanza anche per le due misure simbolo – reddito di cittadinanza e quota 100 – sono dietro l’angolo. Prima del voto
i deputati hanno ricordato le vittime della notte scorsa nella discoteca dell’anconetano.

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La legge di bilancio esce dalla Camera inalterata nei saldi, ma con qualche misura in più. E con la dote intatta di 16 miliardi per reddito di cittadinanza e «quota 100», in attesa che il Senato decida sull’esatta
definizione delle due misure. Ancora nessuna correzione ufficiale dunque che impatti sui “numerini”, così come sono stati
definiti dai principali esponenti dell’Esecutivo, ma non mancano le novità, alcune auspicate come la conferma per il prossimo anno del credito d’imposta per la formazione 4.0 (anche se modulata con diverse aliquote di sconto in base alla dimensione dell’impresa), e altre inattese e subito contestate dai comparti industriali coinvolti come la cosiddetta ecotassa sulle auto inquinanti. Ma su questo punto il Governo promette, anche se con declinazioni diverse, sostanziali correzioni in seconda lettura. Via
libera invece alla sterilizzazione totale, per il 2019, delle clausole su Iva e accise.

La manovra che esce dalla Camera ammonta a 37 miliardi (22 miliardi di deficit nel 2019, con 6,9 miliardi di tagli di spesa, 8,1 miliardi di aumento di entrate) e, sempre per il
prossimo anno, il rapporto deficit/Pil risulta tuttora indicato al 2,4%. Oltre a reddito di cittadinanza e quota 100 (con le misure attuative tutte ancora da scrivere) la manovra contiene anche
un set di interventi per provare a rilanciare l’economia: si cancellano Iri e Ace ma si allarga la platea di autonomi che
godono del regime forfettario al 15% (flat tax), portando la soglia di ricavi a 65mila euro. Per le imprese che investono
o assumono nuovi dipendenti, anche a tempo, sconto di 9 punti dell’Ires (dal 24% al 15%). Taglio dell’Imu sui capannoni, con la deduzione che passa dal 20% al 40%. Rinnovato il bonus Sud per le assunzioni stabili e nuovo sconto per chi assume “eccellenze” (laureati con 110 e lode e dottorati).
Cedolare secca al 21% per i negozi e proroga per i Comuni della maggiorazione Tasi.

Ma la partita decisiva, come ha detto anche il ministro dell’Economia Giovanni Tria, si giocherà al Senato: «Stiamo studiando, tutte le modifiche, tutto quello che arriva, arriverà per forza al Senato, dopo è finita». Tra le novità
attese c’è una mano tesa agli imprenditori, con un taglio dei premi Inail che potrebbe arrivare al 30%. A questa misura potrebbe
affiancarsi qualche altro intervento di matrice M5S, visto che lo stesso Di Maio al Sole 24 Ore ha annunciato di essere al
lavoro su «costo del lavoro e incentivi alle imprese che assumono». Sempre a Palazzo Madama è atteso anche il controverso taglio delle pensioni d’oro. Di Maio ha annunciato una sforbiciata dal 25% al 40% che potrebbe riguardare la sola quota retributiva degli assegni. Dovrebbe
poi arrivare anche una novità per chi è davvero in difficoltà economica e ha conti in sospeso col fisco, con un “mini-saldo e stralcio” tarato su una platea molto ristretta, vista la scarsità delle coperture. Altre voci che troveranno spazio al Senato vanno dai fondi per Roma a quelli per gli orfani delle vittime di femminicidio
fino a una possibile revisione dei tagli all’editoria.

Ma, come detto, a Palazzo Madama è attesa soprattutto la riduzione dei due fondi per reddito di cittadinanza e pensioni, se la trattativa con l’Europa si risolverà con un accordo sul taglio del deficit. In particolare i tecnici tengono pronte diverse soluzioni per “rimodulare” le due misure, puntando a tagliare i fondi di circa 4 miliardi complessivi. Idee come una “clausola di salvaguardia” per le pensioni, con
finestre variabili a seconda dello stato dei conti e delle adesioni, è sul tavolo dei leghisti. Si ragiona anche sulla possibilità
di un rinvio (a giugno?) della partenza delle due misure simbolo del Governo gialloverde. «Entro lunedì si tirano le fila, nel frattempo arriveranno i calcoli di Ragioneria e Inps», ha spiegato il sottosegretario
alla presidenza del Consiglio, Giancarlo Giorgetti
, dopo il voto dell’aula della Camera. Intanto il Consiglio dei ministri ha approvato, su proposta del ministro Tria, la prima
“Nota di variazioni” al bilancio di previsione dello Stato per il triennio 2019-2021. La nota recepisce le modifiche al disegno
di legge di bilancio approvate dalla Camera

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