Milano, mamma e figlia segregate da mafioso/ Ultime notizie: sotto protezione dopo 15 anni di maltrattamenti

Un incubo durato 15 anni per mamma e figlia, segregate dal capofamiglia, sembra finito grazie ad un programma di protezione in una località segreta, come accade per i testimoni di giustizia. Erano vittime di maltrattamenti, botte e umiliazioni da parte del marito e padre padrone. Come riportato dal Corriere della Sera, è il primo caso nel Nord Italia. Lei, con un passato di dipendenza dalla droga e precedenti per spaccio, veniva chiusa a chiave in casa, picchiata selvaggiamente dal marito mafioso che doveva riaffermare le regole di fronte alla famiglia e al clan. Alla donna era permesso di uscire solo con la suocera o la cognata che riferivano tutto al marito e che approvavano senza fiatare i pestaggi. Una vita d’inferno (denunciata recentemente anche dalla moglie di un Casamonica) che poteva finire nel 2007 quando l’uomo, trasferitosi al Nord per curare gli interessi della cosca di Gela, si becca 10 anni di carcere per associazione mafiosa, estorsioni e fatti di droga. Ma così non è stato, anzi doveva scrivergli ogni giorno e i familiari di lui, che vivono a Busto Arsizio, dovevano sorvegliarla.

Lui può fare ciò che vuole, avere amanti e infischiarsene della famiglia che spesso non ha da mangiare. Anche la bambina finisce sotto controllo, anche per ciò che pubblica in Rete. Questa cappa di oppressione incide sulla crescita della bambina, che fa la bulla con i compagni di scuola e dice di dormire con un coltello sotto il cuscino perché ha paura. La mamma trova il coraggio di ribellarsi quando si avvicina la scarcerazione del marito: visto che negli ultimi tempi aveva disobbedito agli ordini, aveva paura di essere uccisa. Come riportato dal Corriere della Sera, l’uomo, sua madre e due sorelle finiscono nel registro degli indagati per maltrattamenti in famiglia aggravati dal metodo mafioso. Le due vittime finiscono invece in un programma di protezione in una località segreta grazie alla Direzione nazionale antimafia, il Tribunale per i minorenni e l’associazione “Libera”. E infatti l’uomo appena uscito si mette subito alla ricerca di moglie e figlia, minacciando gli assistenti sociali. Riesce a individuare il rifugio, ma moglie e figlia riescono ad essere trasferite in tempo.