Le due vite di Murray, il tennista scampato al massacro di bimbi: in campo e poi l'addio


Judy Murray conosceva bene quell’uomo, Thomas Watt Hamilton. Lui aveva una quarantina d’anni e abitava in Kent road; nel paese di Dunblane, una città di pendolari a venti minuti di autostrada da Stirling, tra le Highlands scozzesi, Judy gli dava qualche passaggio e nell’auto c’erano anche i due bambini della donna, Andy e Jamie.

L’uomo era strano, aveva un’ombra nel passato. A ventidue anni, nel 1974, era stato cacciato dal suo ruolo di istruttore dei Boy Scout perché teneva un comportamento inquietante: aveva la mania, ossessivamente, di insegnare agli scout l’uso delle armi da fuoco. E le armi le portava lui. Poi aveva tentato di lavorare in alcuni club sportivi giovanili ma inanellando una serie di allontanamenti. A volte indulgeva nel fotografare i ragazzini, chiedendo loro di togliersi la maglietta. Un episodio di quel genere aveva innescato anche liti violente con i familiari dei ragazzi. Come quella tra l’aspirante istruttore e una personalità importante: il barone George Robertson, all’epoca membro del Parlamento e futuro segretario Nato. Il figlio di Robertson era stato oggetto di attenzioni sospette.


Nel 1996 Andy e Jamie avevano rispettivamente nove e dieci anni. Alle 9.30 del mattino di mercoledì 13 marzo Thomas Watt Hamilton, ormai psichicamente disturbato, entrò nella palestra della scuola elementare di Dunblane portando con sé quattro pistole: due Browning da 9 millimetri e due 357 Magnum Smith & Wesson. E cominciò a sparare. Tre minuti e centoquattro proiettili dopo, aveva sterminato sedici bambini di cinque anni, una classe di prima elementare impegnata nell’ora di ginnastica. Sei colpi li aveva scaricati su Gwen Mayor, la maestra, assassinando pure lei. Il proiettile numero 105 lo dedicò a se stesso, mettendosi la pistola in bocca e morendo sul colpo. Diciassette vittime innocenti, più tredici feriti, alcuni molto gravi. Ma in quella palestra c’erano anche altri bambini, fuggiti in tempo. E uno di loro, anni dopo, avrebbe vinto due Wimbledon, uno Us Open e due ori alle Olimpiadi, diventando anche per nove mesi, dal novembre del 2016 all’agosto del 2017, il numero uno del mondo.

Andy Murray, figlio di Judy, fratello di Jamie (anche lui oggi tennista professionista e campione di doppio) si salvò fuggendo in un’aula quando Hamilton iniziò la sua danza assassina. I fratellini si nascosero sotto una scrivania, abbracciati, mentre il massacro finiva di essere compiuto dall’uomo che loro conoscevano. L’uomo che era stato in macchina con loro e con la mamma, l’uomo che con un buffetto li ringraziava per i passaggi.

Il baronetto Sir Andrew Murray, 32 anni, è il tennista che due giorni fa ha annunciato al mondo il proprio ritiro imminente. Giocherà gli Australian Open, che potrebbero anche durare una sola partita: ha un primo turno difficilissimo, contro Roberto Bautista Agut. Comunque vada, prima o poi per lui il torneo di Melbourne terminerà e sarà arrivato il momento. Deve operarsi all’anca, il dolore è intollerabile e gli sta portando via ogni sorriso, ogni speranza sportiva, da due anni. «Mi farò operare di nuovo con un intervento molto complesso – ha detto – ma l’obiettivo sarà il miglioramento della mia qualità di vita, non un ritorno in campo». Salvo miracoli, è finita. Avrebbe voluto dire addio al tennis con un’ultima partecipazione a Wimbledon, ma luglio è troppo lontano e il dolore è troppo forte. L’ha detto in una conferenza stampa, piangendo.

Il memoriale del massacro di...
Il memoriale del massacro di Dunblane, nella chiesa del borgo scozzese.

Di quel giorno del ’96 ha parlato ogni tanto, sempre con sofferenza. Ne ha anche scritto, in una biografia del 2004, rivelando i suoi ricordi, il trauma e la consapevolezza progressiva dell’atrocità alla quale, suo malgrado, ha dovuto prendere parte. Dunblane ha ottomila abitanti. Dopo il massacro il borgo è rimasto sotto choc per anni e ha ritrovato un po’ di sollievo solo con le vittorie del superstite più famoso.

L’ex bambino della scuola elementare di Doune road, questo giovane uomo fortunato e sfortunato, è uno dei grandi motivi per seguire gli Australian Open 2019, che iniziano domani dopo lunghi giorni di battaglie nelle qualificazioni, capaci di promuovere anche due italiani (Vanni e Travaglia). Una prova dello Slam, l’eccellenza assoluta del tennis, è sempre come un romanzo, un grande romanzo d’avventura. Nella trama, dentro il tabellone, si scorgono discese ardite e risalite. Incroci, rese dei conti. Riscatti. Agguati. Cadute. Sogni. Dentro questa sceneggiatura misteriosa, forse a margine, nascosta in uno dei primi turni, ci sarà l’uscita di scena di Andy, il campione sopravvissuto a un incubo. —