May: o la mia Brexit o la catastrofe E Corbyn già prepara la sfiducia – Corriere della Sera

Oggi la May renderà pubblico uno scambio di lettere con il capo della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, per mostrare di aver strappato delle concessioni sul punto più controverso: il cosiddetto «backstop» (la polizza di assicurazione per evitare il ritorno a un confine fisico fra le due Irlande), che implica la permanenza del Regno Unito in una unione doganale. Il governo di Londra proverà a mostrare che Bruxelles è d’accordo nel considerare il «backstop» solo temporaneo: ma difficilmente questo basterà a convincere i deputati.

Dunque domani sera l’accordo con l’Europa verrà bocciato. Cosa succederà allora? Gli occhi sono innanzitutto puntati sull’opposizione laburista: ieri il leader Jeremy Corbyn ha annunciato che il suo partito presenterà al più presto una mozione di sfiducia contro il governo e si ritiene che ciò possa avvenire già mercoledì. Corbyn non ha però nessuna intenzione di bloccare la Brexit, nonostante la pressione della base del partito: il suo obiettivo è andare alle elezioni anticipate e insediarsi a Downing Street.

È difficile però che i laburisti riescano a far cadere subito il governo. Invece la May avrà tempo fino a lunedì prossimo per tornare in Parlamento con un piano alternativo. In questi giorni l’umore che filtrava da Downing Street è che la premier avesse ormai messo in conto la sconfitta di domani a Westminster e si fosse proiettata già sul dopo. Tanto che i suoi consiglieri lasciavano intendere che potrebbe ripresentarsi davanti ai deputati già prima di lunedì prossimo.

Per proporre cosa, non è ancora chiaro a nessuno. Un’idea è quella di sondare l’orientamento del Parlamento con una serie di voti indicativi, per capire verso che tipo di Brexit ci si vuole indirizzare. La scorsa settimana è emersa fra i deputati una maggioranza trasversale chiaramente intenzionata a impedire un no deal, una uscita senza accordi: ma mentre molti vorrebbero una soft Brexit, altri spingono per un secondo referendum.

Quel che è certo è che il tempo stringe, perché la Brexit avverrà automaticamente il 29 marzo. Anche se da Bruxelles fanno capire che gli europei sarebbero pronti a concedere una dilazione, magari fino a luglio. Dando a Londra spazio per ripensarci.

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