Vieni da Me, Mughini e il tragico ricordo: “Ero povero”

Giampiero Mughini, Vieni da Me, il ricordo della sua infanzia durante la Guerra.
Torna l’appuntamento settimanale con Vieni da Me di Caterina Balivo. Il programma di punta del pomeriggio di Rai 1 vede il solito format. Diversi ospiti che si susseguono e si mettono in gioco insieme alla presentatrice. Oggi, 14 gennaio 2019, Caterina Balivo a Vieni da Me ha ospitato Giampiero Mughini che si è prestato al gioco della Cassettiera.

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Giampiero Mughini Vieni da Me ricorda l’infanzia durante la guerra

Mughini inizia subito la sua intervista come un fiume in piena parlando della sua abitazione: “Casa mi è un tempio pieno di cose che io amo, delle cose che mi sono nutrito. Sapete, da bambino giocavo a calcio, ma non avevo le scarpe classiche per lo sport. Avevo un unico paio di scarpe che usavo sempre perché di più i miei genitori non si potevano permettere. Usavo le scarpe da passeggio per giocare a calcio e per tutte le altre occasioni della vita”.

Mughini racconta poi la sua infanzia vissuta durante la Seconda Guerra Mondiale: “Ricordo i partigiani che vennero a fissare una mitragliatrice dalla finestra delle mia casa. Poi l’angolazione non andava bene e andarono via. Eravamo a Firenze, poi nel 1944 un camion americano ci ha portato a Catania, a casa”.

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Vieni da Me, Mughini racconta il rapporto con il padre

Il racconto prosegue poi con il ricordo di suo padre. Mughini infatti racconta: “I miei genitori si separarono e io vivevo con la mamma. Era una cosa insolita per l’epoca e io ero timido, un po’ mi vergognavo che mio padre non fosse a casa. Io andavo a far visita a mio padre che aveva ricominciato da zero lontano da noi. Avevo circa 13 anni, mi ricordo che mio padre mi porta davanti a una finestra di casa sua e mi dice, sai che tua madre frequenta un signore? Io avevo 13 anni e gli ho detto: penso che sia nel suo pieno diritto”.

Per quanto riguarda poi i suoi fratelli, Mughini dice che lui dei tre era quello più “farfallone”, meno concreto per l’epoca, perché si dedicava alla cultura. “Ho cambiato facoltà, girovagato, impiegato più tempo a laurearmi…così mio padre mi assegnò la casa più piccola! Ma ci stava!”.

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