Franz incoronato Papà del Gnoco L'abbraccio di Verona è tutto per Elia

Accadono strane cose a Carnevale. Accade che torni normale ridere, applaudire, spegnere le polemiche. Francesco « Franz» Gambale è incoronato dal predecessore, Enrico Zecchetto, come 489° «Papà del Gnoco». Scherza e rende omaggio allo sfidante Sebastiano «Fox» Ridolfi: «Grazie, perché tu ed io abbiamo riempito una piazza da ricordare». «Oscurando persino Sanremo», osserva l’altro, con il parrucchino d’ordinanza modello Donald Trump: «In fondo», dice alludendo a «The President», «siamo tutti carnevalanti, in un modo o nell’altro». Ma l’applauso più lungo, tutti in piedi nell’auditorium della Gran Guardia, è per Claudia e Thomas, i genitori di Elia, 11 anni, stroncato da un’infezione cardiaca. La maglia dell’Hellas con il suo nome passa da Franz al papà: «Se avete figli o nipoti coccolateli e amateli», riesce a dire. «Verona può darvi, tutta, il suo abbraccio», aggiunge il sindaco Federico Sboarina. «Un bambino, un piccolo tifoso, è divenuto, nella tragedia, un simbolo del nostro stare insieme». È uno strano carnevale. E accadono cose normali.

POLEMICHE STOP. Una bella sfida, quanto ai contendenti. Per la prima volta, a memoria, anche il candidato battuto ai voti sale sul palco. «La città ha il migliore Papà del Gnoco che potesse avere», dichiara «Fox». «C’è ancora bisogno di te», rimanda « Franz». Quanto al presidente del «Bacanal», Valerio Corradi, «ogni polemica vada in archivio. Adesso è il tempo della festa, tutto il resto stia fuori. Guardiamo al lavoro dei volontari per un’elezione che è la prova di come Verona sia una città per tutti ed è a lei che va il vero applauso». Ultimo episodio registrato, sulla scia «di polemiche sterili», la netta presa di posizione di Veronafiere sulle dichiarazioni, affidate al proprio profilo Facebook, del dirigente Vittorio Di Dio sull’esito delle elezioni della maschera storica: «Esse non esprimono in alcun modo», si legge in una nota, «la posizione e il pensiero della società». Al «Bacanal», come nei film, dicono: «E ora il caso è chiuso».

LA CERIMONIA. Presenta un «duo» brillante e consolidato: Elisabetta Gallina (figlia d’arte, il papà Sante è stato Sire nel 1990, ndr) e Lucio Salgaro. Sfilano sul palco tutti gli «ex». Ma Enrico «Scintilla» Zecchetto precisa: «Questo costume vale per tutta la vita, si passa ad altri ma resta addosso». «È un modo per portare allegria, per regalare un sorriso in un mondo che ne ha davvero bisogno», commenta « Franz» Gambale. «Vuole dire incontrare bambini, anziani, piccoli malati e perché no, ne ho parlato con il presidente, andare anche dove i giovani si ritrovano per fare conoscere questa nostra tradizione». Onori resi, a più riprese, anche alle «centinaia di volontari che rendono possibile tutto questo». «Impossibile pensare a Verona senza il suo Carnevale, che può prendere in giro tutti, la politica e la società, ma che non deve essere preso in giro», osserva il sindaco Sboarina, «perché è la nostra tradizione, il modo in cui siamo veronesi. Superare tutto anche con questo spirito di divertimento, con la capacità di non prendersi sempre troppo sul serio».

TRA LA GENTE. La maschera più antica del mondo, le radici affondate mezzo millennio indietro nella storia con la figura di Tommaso Da Vico, comincia il suo 489° viaggio. «Sono molti i Papà del Gnoco», osserva Zecchetto. «Andiamo dove serve portare allegria, tra la gente». Si consegnano le «commende» carnevalesche, in scena ci sono le Afrodite Majorettes di San Michele e la Marching Stomp Band. «E ora si continua», chiude il Sire 2019 « Franz» Gambale, «nel segno di Elia». È un impegno, tra l’allegria e la vita vera. A Carnevale accadono strane cose, spesso autentiche.

Paolo Mozzo