La legge di Antonio Filippini: «Brescia, devi fare come noi»

Antonio Filippini in campo dettava legge. Con il gemello Emanuele era un Ringhio ante litteram, un mastino che mordeva le caviglie agli avversari e faceva risaltare il talento di chi giocava vicino. Come Eugenio Corini, capitano e cervello del Palermo che nel gennaio 2004 prese i fratelli e volò in Serie A.
«SONO FELICE, anzi di più che Corini stia facendo quello che vediamo tutti con il Brescia – premette il centrocampista, due promozioni in biancazzurro e una in rosanero -. Lo ricordo quando era a Palermo: era lucido, tecnico, dinamico, di personalità. Un regista completo. Ma fuori dal campo era ancor più fantastico».
E Antonio Filippini racconta: «Quando io e mio fratello arrivammo a Palermo, Eugenio ci accolse e nei primi giorni ci spalancò casa sua. Ci aiutò non poco a inserirci in una realtà molto particolare. Ci aveva voluto Silvio Baldini, ma 3 giorni dopo perdemmo in casa con la Salernitana e nel postpartita Baldini sbottò contro Zamparini». (…)

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Vincenzo Corbetta