L’arresto di Maria Ressa – Il Post

La giornalista filippina Maria Ressa, capo del sito di news Rappler, è stata rilasciata su cauzione dopo essere stata arrestata mercoledì, a Manila, con l’accusa di diffamazione online. Rappler è un sito molto critico nei confronti del governo del presidente delle Filippine Rodrigo Duterte e Ressa per questo è nota in tutto il mondo: in particolare dopo che, a dicembre, la rivista americana Time l’ha messa tra le persone dell’anno insieme ad altri giornalisti minacciati per il loro lavoro. Per essere rilasciata Ressa ha pagato una cauzione di 100mila pesi filippini, quasi 1.700 euro: è la sesta volta che deve pagare una cauzione per essere rilasciata.

Secondo gli attivisti per la libertà di stampa e per la difesa dei diritti umani, filippini e internazionali, Ressa è stata arrestata per motivi politici, con un’accusa montata ad arte per intimidire lei e gli altri giornalisti critici nei confronti del governo autoritario di Duterte. Uscendo dal tribunale di Manila, dove ha passato la notte, ha detto ai giornalisti presenti: «Qui si tratta di due cose: abuso di potere e uso della legge come arma».

Chi è Maria Ressa e cos’è Rappler
Ressa ha 55 anni ed è una dei giornalisti più noti e autorevoli delle Filippine. Per vent’anni ha lavorato come giornalista investigativa e corrispondente all’estero per la tv americana CNN, a capo sia della redazione di Manila che di quella dell’Indonesia. Dopodiché ha diretto la divisione dedicata alle notizie di ABS-CBN, il principale canale televisivo di notizie delle Filippine. Poi nel 2012 ha fondato Rappler insieme ad altre tre giornaliste.

Inizialmente nella redazione di Rappler lavoravano solo 12 giovani giornalisti e sviluppatori e si pensava che fosse rivolto principalmente a lettori giovani, ma nel tempo e grazie ai social network è diventato il quarto più grande sito di notizie del paese: oggi ci lavorano più di cento persone. Quella di Rappler è peraltro la redazione incaricata da Facebook di fare controlli sulle notizie false che circolano sulla sua piattaforma per quanto riguarda le Filippine.

Ressa conobbe Duterte negli anni Ottanta: lo intervistò quando era sindaco di Davao, nel sud delle Filippine. Lo intervistò di nuovo nel 2015, durante la campagna elettorale che portò alla sua elezione a presidente: fu con lei che Duterte confessò di avere ucciso tre persone nel corso della sua vita. I problemi cominciarono dopo che nel 2016 Rappler iniziò a occuparsi del cosiddetto «esercito di troll» del presidente, che diffondevano notizie false sui social network per favorirlo, e delle violazioni di diritti umani e delle violenze commesse nella lotta alla droga decisa dal governo. Ressa ha detto più volte di non essere “anti-Duterte”, ma di aver semplicemente svolto il suo lavoro di indagare le responsabilità del governo.

Le conseguenze delle indagini di Rappler si sono viste per la prima volta nel luglio del 2017, quando Duterte sostenne che il sito era di proprietà di cittadini americani e per questo violava la Costituzione delle Filippine. Ressa negò l’accusa ma venne comunque avviata una grossa indagine per verificare la proprietà di Rappler: a gennaio 2018 l’agenzia governativa che si era occupata di indagare chiese la revoca della licenza di testata giornalistica del sito, ma una corte di appello giudicò l’accusa senza fondamento. A quel punto l’agenzia iniziò a indagare Rappler per evasione fiscale, con l’accusa che non avesse pagato l’equivalente di 2 milioni e mezzo di euro di tasse. Per via di questa accusa lo scorso novembre era stato emanato un mandato d’arresto nei confronti di Ressa: la giornalista si era consegnata alle autorità e poi aveva pagato una cauzione per essere rilasciata, ma intanto le indagini vanno avanti.

L’accusa
L’accusa per cui Ressa era stata arrestata mercoledì invece ha a che fare con un’indagine giornalistica del 2012 in cui Rappler aveva raccontato del coinvolgimento di un ricco uomo d’affari, Wildredo Keng, in un traffico di droga e di essere umani, e dei suoi rapporti con un giudice che all’epoca era membro della più alta corte delle Filippine. Keng aveva già denunciato Rappler nel 2017 per l’articolo su di lui, ma l’accusa era stata rigettata perché il pezzo era uscito quattro mesi prima che la legge sulla diffamazione online entrasse in vigore. Successivamente però l’accusa è stata presa di nuovo in considerazione perché l’articolo fu aggiornato nel 2014, quando la legge era già in vigore: Rappler ha ammesso l’aggiornamento ma sostiene che sia irrilevante perché riguardava la correzione di un refuso. Il reato di diffamazione online prevede fino a 12 anni di carcere.

Il governo delle Filippine ha negato che Ressa sia stata arrestata per ragioni politiche. Il portavoce di Duterte, Salvador Panelo, ha detto che il governo rispetta il sistema giudiziario e non si intromette nei casi  di cui si occupano i tribunali: «La libertà d’espressione non c’entra nulla col fatto che probabilmente Ressa ha violato le leggi, diversamente da quello che insinuano erroneamente le persone critiche di questo governo». Panelo ha anche detto: «Il fatto che Ressa sia una giornalista e il capo di un sito critico nei confronti delle politiche del presidente non c’entra nulla con le circostanza in cui si trova al momento».

Duterte però ha più volte minacciato i giornalisti e i media filippini, compresi il quotidiano Philippine Daily Inquirer e ABS-CBN: ha parlato di presunte evasioni fiscali dei loro proprietari e ha minacciato di bloccare il rinnovo della licenza di trasmissione di ABS-CBN.

Per ora non si sa quando inizieranno i processi per le due accuse rivolte a Ressa.