Parco di Centocelle, dal M5s solo chiacchiere: le analisi dei rifiuti per la bonifica non sono mai partite

Altro che bonifica. Nel parco di Centocelle non si ha ancora la minima idea di quale tipologia di rifiuti interrati abbia avvelenato il verde, perché la cosiddetta “caratterizzazione” degli scarti, al netto degli annunci, non è mai partita. Parliamo dell’inquinamento rilevato sul lato ovest del giardino archeologico di Roma est ormai due anni fa. Un incendio covante (senza fiamme, innescato da processi di autocombustione) a gennaio 2017 che ha svelato la presenza di immondizia sotterrata nelle cave dell’ex tunnel Mussolini, con ogni probabilità a seguito dello sgombero del campo rom Casilino 900. 

Comitati e cittadini chiedono da allora un intervento di bonifica massiccio. E lo pretendono oggi più che mai dopo che alcune analisi del terreno hanno rilevato la presenza di metalli pesanti fuori dai tetti limite fissati dalla legge. Ma, a due anni da un’ordinanza di bonifica della sindaca Raggi, l’amministrazione ha fatto quasi zero. “Stiamo procedendo con le attività di caratterizzazione” hanno più volte detto agli abitanti l’ormai ex assessore all’Ambiente Pinuccia Montanari e il suo fedelissimo, presidente della commissione Ambiente, Daniele Diaco. 

Per procedere con monitoraggio e analisi dei rifiuti il Comune aveva stipulato un contratto di convenzione con l’università La Sapienza: 39mila euro per una serie di azioni propedeutiche al piano per la bonifica del quadrante. Dai rilievi in situ, all’analisi e restituzione cartografica dei dati, al prelievo di campioni di materiale di scavo. 

In realtà l’iter è fermo agli inizi. E’ stato svolto solo il 30% delle attività in programma. “L’azione di prelievo e caratterizzazione dei cumuli dei rifiuti e di campioni di terreno non è ancora iniziata” si legge nella nota inviata dall’università al dipartimento Ambiente in data 22 giugno 2018, che RomaToday ha potuto visionare. Sono i prof. di ingegneria edile, civile e ambientale dell’ateneo a scrivere che “le attività sono ferme al 7 marzo 2018”. E non certo per responsabilità dei ricercatori. Tra gli ostacoli, oltre a una richiesta di modifica parziale del progetto da parte dei tecnici capitolini alla quale però non sono seguiti riscontri, “la mancanza di disponibilità dei vigili urbani a garantire l’assistenza sul posto per l’esecuzione dei rilievi”. 

“L’unica parte del lavoro realizzata sono indagini bibliografiche e realizzazione di cartografia preliminare, non si è ancora entrati nella fase di analisi di suoli e acque” commentano dal comitato Pac Libero, da sempre in prima linea per la difesa del territorio dall’inquinamento ambientale. “Pac libero a 2 anni esatti dalla ordinanza della sindaca scopre che sostanzialmente ancora nulla si è mosso, tutta l’area del parco risulta contaminata piena di rifiuti, diventando una minaccia per la salute, senza che questa amministrazione sia riuscita a compiere un passo concreto”.