Zaniolo merita la maglia numero 10? Perché sì, perché no – FOTO – ForzaRoma.info

I tifosi l’hanno già incoronato, ma l’eredità di Totti è sacra. E’ davvero lui l’uomo che farà partire una nuova dinastia romanista?

Chi lo dice che bisogna aspettare anni per ritrovare l’amore? Nessuno cancellerà Francesco Totti, unico e irripetibile. Ma oggi Zaniolo è l’unico che può aspirare a un sogno così grande. E dargli la sacra numero 10 può convincerlo a restare, forse per sempre.

PERCHÈ SI
Anticipiamo ogni tipo di giustificato borbottio: Francesco Totti era e sarà sempre unico. E non sarà un numero su una maglia a distinguerlo dal resto del mondo, sarà quel cognome di cinque lettere scritto in giallo ocra su sfondo rosso. I numeri, infatti, non identificano le persone. Lo hanno fatto in tempi bui e nemmeno vogliamo parlarne. Però, nel calcio, identificano un ruolo, un’aspirazione. E i giovani hanno bisogno di aspirare a qualcosa di grande, di sognare e di sentirsi una responsabilità per maturare ancora di più. Non tutti però possono ambire alla Sacra Armatura come hanno dimostrato gli sventurati che hanno ereditato nel Napoli la 10 di Maradona: Pizzi, Beto, Bellucci e il Pampa Sosa. Nicolò Zaniolo sì. Solo Totti, infatti, accendeva gli stessi entusiasmi a soli 19 anni. Protezione della palla, senso del gol, corsa, tecnica e faccia tosta ma pulita. Nicolò ha tutto per diventare un grandissimo. E questo rappresenta anche motivo di paura perché negli ultimi anni i campioni sono partiti da Roma con estrema facilità: Alisson, Salah e Marquinhos solo per citarne alcuni. Nicolò può diventare qualcosa di ancora più grande, e il rischio di perderlo aumenta. Oltre ai soldi, quindi, gli va offerto qualcosa che gli altri non possono dare: la possibilità di ereditare l’unicità. Dare la 10 a Zaniolo (e non a Gerson), insomma, non rappresenta lesa maestà. Anzi è un atto d’amore. Perché innamorarsi ancora si può, anche dopo che si ha il cuore spezzato. E chi lo dice che bisogna aspettare anni prima di farlo?

Francesco Balzani

PERCHÈ NO
Francesco Totti ha atteso cinque anni – cinque – prima di avere la “10” di Giannini. Kevin Strootman, appena arrivato, ha avuto la “6” di Aldair, rimasta in un cassetto per dieci – dieci – anni. Forse arriverà un giorno in cui qualcuno avrà l’onere e soprattutto l’onore di indossare quella maglia, ma non è adesso il momento. La vita è adesso, però. E allora sì, Roma, blinda Zaniolo. Adesso. E faccelo godere per tanti anni. Ma, per ora, senza quella maglia che per noi non è solo un numero, lasciala lì, nel cassetto dei nostri ricordi. La “dieci” è un modo di essere, è il luogo della nostra anima, è l’essenza stessa del nostro essere romanisti. È quello che siamo stati per una vita e quello che saremo ancora, perché in qualsiasi parte del mondo saremo, qualsiasi cosa staremo facendo noi, noi saremo sempre quelli della dieci di Totti. Ce l’abbiamo tatuata addosso, perché a lei ci siamo aggrappati come se fosse madre, moglie, amante, sorella, amica. Vita. Non è una questione di marketing, è solo una questione di cuore. Di amore. Il cantante Ultimo, che tanto piace ai ragazzi dell’età di Zaniolo, quando ancora non era famoso ma era semplicemente un ragazzo di San Basilio, ha scritto: “Francesco, hai legato padri e fagli col tuo nome, hai dato un colore a chi era bianco”. Non toglieteci quei colori, almeno per un po’. Nicolò, ne siamo certi, continuerà ad essere bravissimo lo stesso.

Massimo Limiti