Buttata l'occasione d'oro, la brutta copia del Toro va a lezione dal Bologna

Cadere sul più bello fa male. Molto male perchè la classifica rischia di sgonfiarsi nelle ore in cui la sosta del campionato non permetterà di rialzarsi se non dopo una lunga riflessione: il Toro si è perso dentro alla voglia di strafare, cattiva compagna di viaggio per un gruppo chiamato al salto di qualità definitivo.

Il Bologna se ne va dal Grande Torino senza aver ingannato nessuno: il successo dell’ex Sinisa Mihajlovic ha una sua ben precisa logica ed identità. A Belotti e soci non resta che curare quello che, forse, può essere definito il mal da vertigini perchè questa brusca frenata ha un dna diverso, ad esempio, da quella vista con il Parma: allora c’era da curare il malessere da alti e bassi, stavolta c’era l’occasione, unica nella storia recente, di salire fino a tre passi dalla Champions League, seppur per una notte.

In vantaggio già dopo 6’

La sfida si carica di adrenalina fin dal primo tocco perchè si capisce che non ci sarà spazio per tatticismi o speculazioni. C’è una spinta di Danilo su Belotti dopo pochi secondi in piena area bolognese (avrebbe meritato quantomeno uno sguardo alla tv a bordo campo), c’è un gol annullato, giustamente, a Palacio dopo 3’ e c’è il vantaggio granata subito dopo: lo schema su angolo è perfetto, il tiro di Ansaldi spinto in rete da Pulgar.

Il Grande Torino si accende, il Toro, se il tempo si fermasse adesso, salirebbe a tre punti dalla coppa più prestigiosa, almeno per qualche ora. Ma non è il momento dei calcoli, non quelli definitivi. Il Bologna attacca e difende, lo fa con la cattiveria che accompagna chi deve salvare la pelle a due mesi dal traguardo: ogni palla sporca è un duello e spesso lo vincono i ragazzi di Mihajlovic. Così va in scena il ribaltone: prima Poli, poi lo stesso Pulgar su rigore riscrivono il punteggio in poco meno di mezz’ora (senza logica il tocco di mano di Meité che manda sul dischetto il centrocampista rossoblù).

Troppa confusione

Tutto da rifare. Inaspettatamente per come era cominciata la gara, non per il suo sviluppo. Il Toro finisce per fare gran confusione, intrappolato nella rete avversaria: la frenesia è cattiva consigliera e crea squilibri fra i reparti. Il coraggio abituale di Mihajlovic viene premiato e ad ogni affondo il Bologna manda fuori di testa i granata. La Var cancella dopo 4 lunghi minuti la rete di Sansone, ma il pericolo non scuote Belotti e soci: poco dopo la rete del 3-1 è validissima e nasce da un pallone perso in mezzo al campo da Rincon e dalla solita ripartenza, mille all’ora, dei rossoblù fino alla stoccata vincente del giovane Orsolini. Iago e Berenguer dietro, o al fianco, di Zaza e Belotti: il Toro si gioca in questo modo l’ultima parte di una sfida che lo vede senza la consueta bussola. La rete di Izzo nel convulso finale crea un’attesa più intensa e basta: le due squadre hanno detto tutto quello che dovevano, compresi i rossi prima all’ex Lyanco e poi ad Aina. Il Toro cade e si fa molto male perchè passare la nottata aspettando il derby di San Siro con l’animo dei sognatori è, per l’appunto, un sogno svanito.

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